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ISTAT: NON CALA POVERTA’ IN ITALIA, INTERESSA 7,5 MLN PERSONE (RIEPILOGO)

it@withub.it by it@withub.it
4 Ottobre 2007
in Archivio News dal mondo
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Roma, 4 ott – Non cala la povertà in Italia e il numero di persone che continuano a vivere in condizioni economiche proibitive si attesta sull’11,1% delle famiglie residenti e sul 12,9% dell’intera popolazione. Riscontri percentuali che si traducono in una condizione di povertà relativa che attualmente interessa 2 milioni e 623 mila famiglie e un totale di 7 milioni e 537 mila individui. A comunicarlo è l’indagine Istat sulla povertà in Italia che evidenzia come il dato sia sostanzialmente stabile da quattro anni a questa parte. E immutate sono anche le principali caratteristiche delle famiglie in condizione di povertà. Il fenomeno è più diffuso nel Mezzogiorno, dove la quota delle famiglie povere è quasi cinque volte superiore a quella osservata nel resto del Paese, tra le famiglie con un elevato numero di componenti (cinque o più), tra quelle con tre o più figli, soprattutto se minorenni. Anche le famiglie con componenti anziani, pur avendo nel tempo migliorato la propria condizione, mostrano valori di incidenza superiori alla media e situazioni di disagio, soprattutto se gli anziani in famiglia sono due o più o convivono con altre generazioni. La povertà è, infine, fortemente associata a bassi livelli di istruzione, a bassi profili professionali e all’esclusione dal mercato del lavoro: l’incidenza tra le famiglie dove due o più componenti sono in cerca di occupazione è di quasi quattro volte superiore a quella delle famiglie senza disoccupati. Entrando nel dettaglio della distribuzione territoriale, emerge dall’analisi dell’Istituto di statistica che nel Mezzogiorno il 22,6% delle famiglie residenti risulta sotto la linea di povertà relativa, ovvero il 65% del totale delle famiglie povere. Nel Centro-nord, dove meno del 7% delle famiglie si trova in condizione di povertà (5,2% nel Nord e 6,9% nel Centro), vive circa il 35% delle famiglie povere, nonostante vi risieda ben il 68% del totale delle famiglie. Nel Mezzogiorno, inoltre, a una più ampia diffusione del fenomeno si associa una maggiore gravità: le famiglie povere presentano una spesa media mensile equivalente di 752,01 euro (l’intensità è del 22,5%), contro i 797,62 e 806,35 euro osservati per il Nord e per il Centro (17,8% e 16,9% rispettivamente). Valle d’Aosta e Friuli-Venezia Giulia sono le uniche regioni a mostrare livelli di povertà (superiori all’8%) significativamente più elevati rispetto a tutte le altre regioni del Centro-nord. In tutte le regioni del Mezzogiorno la povertà è molto più diffusa che nel resto del Paese; solo in Abruzzo la percentuale delle famiglie povere (12,2%) è prossima a quella media nazionale. Anche la Sardegna, con un’incidenza di povertà pari al 16,9%, mostra una situazione migliore rispetto al resto del Mezzogiorno; al contrario in Calabria e, soprattutto, in Sicilia i valori risultano significativamente più elevati della media ripartizionale (rispettivamente 27,8% e 28,9%). Le famiglie che vivono in condizioni di povertà sono spesso composte da cinque o più persone: quasi un quarto (24,3%) risulta relativamente povero e lo è oltre un terzo (37,5%) di quelle residenti nel Mezzogiorno. Si tratta per lo più di coppie con tre o più figli e di famiglie con membri aggregati, le tipologie cioè che mostrano le incidenze più elevate, rispettivamente pari a 25,6% e 17,8%. La presenza di più figli all’interno della famiglia si associa ad un disagio economico ancor più marcato se questi sono minori; l’incidenza di povertà, pari al 14,5% tra le coppie con due figli e al 25,6% tra quelle con almeno tre, sale rispettivamente al 17,2% e al 30,2% quando i figli sono di età inferiore ai 18 anni. Il fenomeno, ancora una volta, risulta maggiormente diffuso nel Mezzogiorno, dove risiede anche la maggior parte delle famiglie con tre o più figli minori; qui una famiglia su due risulta in condizione di povertà relativa. Meno diffusa, anche se su livelli comunque superiori alla media nazionale, è la povertà tra le famiglie di genitori soli: il 13,8% è povero e, nel Mezzogiorno, lo è una famiglia su quattro. Ciononostante, è soprattutto nel Nord che la famiglia monogenitore rappresenta una delle tipologie più esposte al rischio di povertà: l’incidenza osservata è dell’8,1%, rispetto alla media ripartizionale del 5,2%. Anche tra le famiglie con persone anziane il disagio è evidente: l’incidenza di povertà è superiore di oltre due punti percentuali alla media nazionale se in famiglia è presente un ultrasessantaquattrenne (13,0%) e sale al 15,3% se gli anziani sono almeno due. Inoltre, tra le famiglie con anziani del Centro e del Nord la povertà relativa, pari al 7,9% e al 9,3% rispettivamente, è circa una volta e mezzo quella mediamente osservata nella ripartizione (5,2% nel Nord e del 6,9% nel Centro); tale rapporto, nel Mezzogiorno, scende all’1,1. La povertà risulta infine meno diffusa tra i single e tra le coppie senza figli di giovani e adulti (di età inferiore ai 65 anni): l’incidenza è pari al 3,3% tra i primi e al 4,9% tra le seconde. Connesso alla povertà è anche il basso livello di istruzione. Le persone con nessun titolo di studio o con la licenza elementare si associano a una incidenza di povertà, pari a 17,9%, di quasi quattro volte superiore a quella osservata tra le famiglie con a capo una persona che ha conseguito almeno la licenza media superiore (5%). Il basso livello di istruzione è, infatti, spesso associato alla difficoltà a trovare un’occupazione o un’occupazione qualificata: se a capo della famiglia c’è una persona in cerca di lavoro l’incidenza di povertà raggiunge il 28,2% (38,2% nel Mezzogiorno), valore pari al doppio rispetto a quello osservato nel caso in cui la persona di riferimento è ritirata dal lavoro e di oltre tre volte superiore a quello osservato tra le famiglie di occupati (8,8%).
(Gco)

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