Roma, 5 ott – Oltre tre milioni e mezzo di nostri concittadini sono residenti all’estero: questo il dato più significativo emerso dal Rapporto Italiani nel mondo della Fondazione Migrantes, presentato ieri a Roma. Da rapporto si evince che la maggioranza dei connazionali nel mondo provengono da Sicilia, Campania, Calabria e Puglia. Del Nord Italia la percentuale si aggira sul 30%. Altro dato significativo che emerge è la povertà dei nostri emigrati anziani. L’attuale presenza all’estero (3.568.532 registrati all’Aire, la speciale anagrafe del ministero dell’Interno al 17 aprile 2007) coinvolge tutto il Paese, anche se riguarda in maniera più accentuata il Meridione, da cui proviene il 55,7% degli iscritti all’Aire, mentre spetta al il 29,8% al Nord e il 14,5% al Centro: rispettivamente, due milioni (1.986.798), un milione (1.063.567) e mezzo milione (518.167) di persone. Le “big” dell’emigrazione sono quattro regioni meridionali: Sicilia (595.749, pari al 16,7% del totale), Campania (379.435 e 10,6%), Calabria (310.070 e 8,7%) e Puglia (297.536 e 8,3%). Ad esse si affiancano il Lazio, con circa 300 mila emigrati, e la Lombardia e il Veneto, con circa 250 mila emigrati. Mentre è conosciuto il coinvolgimento nelle vicende emigratorie del Veneto, del Trentino Alto Adige e del Friuli Venezia Giulia, rimane spesso coperto da oblio il coinvolgimento della Lombardia, del Piemonte e di altre regioni, che nel passato hanno alimentato a lungo i flussi in partenza e ancora oggi intrattengono consistenti collettività all’estero. Le regioni con meno immigrati sono quelle più piccole: la Valle d’Aosta e l’Umbria (rispettivamente con collettività d’emigrati di 4.000 e 27.000 unità). L’incidenza media degli emigrati all’estero sulla popolazione rimasta in Italia è del 6,2%, rispetto alla quale l’andamento regionale è molto differenziato:
valori bassi: Emilia Romagna 2,7%, Lombardia 2,8%, Toscana 2,9, Umbria 3,1%, Valle d’Aosta 3,2%, Piemonte 3,7%;
valori medi: Veneto 5,2%, Liguria 5,3%, Lazio 5,5%, Trentino Alto Adige, Marche e Sardegna 5,6%, Campania 6,6%, Puglia 7,3%;
valori alti: Friuli Venezia Giulia 10,8%, Abruzzo 11,1%, Sicilia 11,9%;
valori molto alti: Calabria 15,6%, Basilicata 15,8% e Molise 22,2%.
Si verificano non pochi casi in cui gli emigrati residenti all’estero arrivano a incidere per il 50% sulla popolazione rimasta in Italia e, in alcuni casi collocati nel Meridione, la popolazione emigrata supera quella rimasta in patria. Indichiamo un caso in Sicilia (Villarosa) un altro in Molise (Filignano) e uno in Abruzzo (Roccamorice, con 1.574 paesani all’estero e solo 1.012 residenti nel comune); in Abruzzo anche nel comune di Montozzoli quelli all’estero (1.066) superano quelli rimasti (1.033). La povertà tra gli emigrati – I flussi migratori degli italiani si sono determinati perlopiù al fine di migliorare la loro situazione economica, per cui emigrare significava andare in cerca di fortuna. Per molti è stato effettivamente così, come viene evidenziato nel Rapporto Migrantes, per altri, nonostante l’impegno profuso, le cose sono andate diversamente. Un esempio è costituito dall’Argentina, un tempo considerata ‘la Svizzera dell’America Latina’: piuttosto è l’intera America Latina ad attraversare una difficile crisi economica, tant’è che il Ministero degli Affari Esteri dedica a quell’area quasi il 90% del suo bilancio assistenziale. Quasi un quinto dei connazionali all’estero ha superato i 65 anni di età, i pensionati, quindi, le cui prestazioni sono state falcidiate dall’inflazione: per questo molto spesso sono stati costretti a convivere per necessità con i figli sposati. A trovarsi in situazione di disagio possono essere anche giovani italiani, per motivi giudiziari, di alcool, di droga o di mancanza di un posto di lavoro. I consolati si attengono, nei loro interventi, a una griglia di criteri da seguire, che sono imperniati su una serie di parametri e di indicatori socio-economici che consentono di valutare la sussistenza dei presupposti dell’indigenza da sostenere. I sussidi erogati, non configurandosi come erogazioni stabili di assistenza (che grava invece sulle strutture locali), non possono essere concessi allo stesso connazionale con frequenza periodica. Ciò che viene richiesto con maggiore insistenza dalle comunità all’estero, in particolare da quelle residenti in America Latina (dove i potenziali beneficiari sarebbero, secondo stime, meno di 30.000), è l’istituzione di una prestazione di solidarietà da concedere quando il reddito complessivo delle persone, sommate le eventuali prestazioni percepite nel paese di residenza, non raggiunge un determinato limite. L’assegno mensile di solidarietà è di 123 euro per dodici mensilità e l’onere complessivo è di 80 milioni di euro su base annua, da recuperare con una quota parte del gestito derivante dal ripristino dell’imposta sulle successioni e donazioni sui grandi patrimoni. Questa proposta, di vecchia data, è stata ripresentata nell’attuale legislatura da un gruppo di parlamentari eletti all’estero e risponde alla richiesta avanzata dal Consiglio generale degli italiani all’estero, tra l’altro sostenuta da 50.000 firme raccolte dai patronati. Per quanto riguarda la copertura sanitaria, che costituisce un gravissimo problema per le persone non abbienti e in particolare per gli anziani, il Ministero degli affari esteri ha dato l’avvio a una strategia di convenzioni collettive, che stanno consentendo di garantire agli interessanti una più adeguata copertura. Le richieste di assistenza degli italiani sono più elevate nelle città grandi e medie, mentre nelle zone rurali è più alto il grado di autonomia.
(Ces)