Roma, 14 ott – Un “appello accorato” quello di Papa Benedetto XVI per il rilascio dei due “buoni sacerdoti rapiti a Mosul e ora minacciati di morte”. Durante la preghiera dell’Angelus il Santo Padre ha fatto appello ai rapitori affinché “rilascino prontamente i due religiosi”: “nel ribadire ancora una volta che la violenza non risolve le tensioni – ha detto – elevo al Signore una accorata preghiera di liberazione per quanti soffrono e perché arrivi la pace”. Erano quasi 80 mila i fedeli riuniti a piazza San Pietro ai quali Papa Ratzinger ha rivolto parole di preoccupazione per la grave situazione in Iraq da dove “continuano a giungere quotidianamente gravi notizie di attentati e violenze, che scuotono la coscienza di quanti hanno a cuore il bene di quel Paese e la pace nella Regione”. Oggi inoltre, in occasione del 90esimo anniversario delle apparizioni di Fatima, il Pontefice ha inviato il card. Tarcisio Bertone perché presiedesse le celebrazioni a suo nome. Un collegamento televisivo ha permesso alla folla di fedeli di poter assistere alla celebrazione tenuta nella nuova basilica del Santuario. “Novanta anni or sono – ha ricordato il Papa teologo ai pellegrini accorsi nella città portoghese – dal 13 maggio al 13 ottobre la Vergine apparve a tre pastorelli: grazie al collegamento televisivo vorrei rendermi spiritualmente presente in questo luogo. Alla Madonna chiediamo il dono di una vera conversione perché sia annunciato con coerenza e fedeltà il perenne messaggio evangelico che indica all’umanità la via della salvezza”. Un umanità, secondo Benedetto XVI, inquinata dal “peccato” e dall’egoismo, “lebbra” che oggi “deturpa le società contemporanee” e genera “odio e violenza”. Di fronte alle migliaia di persone, Ratzinger ha preso spunto dall’episodio evangelico in cui Gesù guarisce dieci lebbrosi, per ricordare che la lebbra, malattia ormai oggi quasi debellata, si presenta nella sua forma simbolica di “peccato” che sfigura il volto dell’umanità e che “nessuno può guarire se non Dio che è amore” e solo aprendo a lui il cuore “la persona che si converte viene sanata interiormente dal male”. Per questo, ha rilevato il Papa, “Gesù dette inizio alla sua vita pubblica con l’invito ‘Convertitevi e credete al Vangelo’ che continua a risuonare nella Chiesa, tanto che anche la Vergine Santissima nelle sue apparizioni specialmente degli ultimi tempi, ha sempre rinnovato quest’appello”. Esistono, secondo il Santo Padre, “due gradi di guarigione: uno, più superficiale, riguarda il corpo; l’altro, più profondo, tocca l’intimo della persona, quello che la Bibbia chiama il ‘cuore’, e da lì si irradia a tutta l’esistenza. La guarigione completa e radicale è la ‘salvezza’, ha spiegato Papa Ratzinger, sottolineando che “lo stesso linguaggio comune, distinguendo tra ‘salute’ e ‘salvezza’, ci aiuta a capire che la salvezza è ben più della salute: è infatti una vita nuova, piena, definitiva”. A salvare l’uomo, continua il Santo Padre “è la fede, che si esprime nella riconoscenza. Chi, come il samaritano sanato, sa ringraziare, dimostra di non considerare tutto come dovuto – continua il Papa – ma come un dono che, anche quando giunge attraverso gli uomini o la natura, proviene ultimamente da Dio. La fede comporta allora l’aprirsi dell’uomo alla grazia del Signore; riconoscere che tutto è dono, tutto è grazia. Quale tesoro – ha scandito Benedetto XVI – è nascosto in una piccola parola: ‘grazie’”. Un pensiero, oggi, anche per Giovanni Paolo II, in occasione delle celebrazioni in Polonia della “Giornata del papa”; Benedetto XVI ha definendo la ricorrenza “un particolare tempo di preghiera per la beatificazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II, di riflessione sul suo insegnamento e di azione caritativa secondo la sua sollecitazione. Spiritualmente – ha concluso – mi associo a questa iniziativa e di cuore benedico tutti”.