Reggio Calabria, 16 ott – Bruno Piccolo, il pentito della ‘ndrangheta le cui rivelazioni hanno portato all’individuazione dei presunti mandanti ed esecutori dell’omicidio di Francesco Fortugno, si è suicidato a Francavilla a Mare, in provincia di Chieti, località in cui si trovava, segretamente, sotto la protezione della Direzione distrettuale antimafia. Un fatto che coincide con il secondo anniversario dell’omicidio del vicepresidente del consiglio regionale della Calabria ricordato a Locri da un corteo di centinaia di studenti. Piccolo, 29 anni, proprietario di un bar del centro della città calabrese, si sarebbe impiccato. Era stato arrestato il 15 novembre 2005 insieme ad altre tre persone considerate legate al clan mafioso Cordì di Locri. Qualche giorno dopo, fu arrestato il presunto killer di Francesco Fortugno e fu individuato anche il presunto mandante. Sulla morte del pentito indaga ora una procura del centro Italia. A spingere l’uomo verso il gesto estremo sarebbe stata, secondo i primi accertamenti condotti sulla corrispondenza e i tabulati telefonici delle sue ultime ore di vita, una travagliata storia sentimentale con una donna abruzzese. Il suicidio, quindi, non avrebbe legami con il suo ruolo di collaboratore di giustizia, visto che, secondo gli inquirenti, il suo apporto era ormai esaurito. La Commissione nazionale antimafia ha però qualche dubbio. Angela Napoli, deputata di Alleanza nazionale, dichiara: “Forse, Bruno Piccolo, quale collaboratore di giustizia, non avrebbe potuto aggiungere altro a quanto già riferito nei tempi previsti dalla legge, e, pertanto, la sua morte potrebbe non inficiare il quadro investigativo. Tuttavia, da oggi, accanto alla necessità di individuare il vero movente che ha portato all’omicidio Fortugno, non potrà non aggiungersi l’analogo dovere morale della ricerca del movente che ha portato al suicidio di colui il quale, per primo, aveva indicato il presunto killer”. Parla invece di “scenari inquietanti” Mario Tassone, vicepresidente della commissione: “E’ difficile – sottolinea l’esponente Udc a proposito del suicidio di Piccolo – fare ipotesi, serve piuttosto un’immediata indagine per stabilire le connessioni con il caso Fortugno: è evidente che non si tratti di un fatto di secondaria importanza”. Anche la vedova di Francesco Fortugno, Maria Grazia Laganà, chiede di indagare sulla morte di Piccolo: “Ora – ha detto raggiungendo la testa del corteo di Locri – bisogna spingere per cercare la verità fino in fondo, anche in un momento caldo e così intenso del processo”.
(Fca)