Roma, 17 ott – Intesa ritrovata tra governo e sindacati sul welfare. Il testo del protocollo del 23 luglio torna alle origini per quanto riguarda i contratti a termine e la previdenza. A mettere fine alle trattative sarà il Consiglio dei ministri iniziato pochi minuti fa a Palazzo Chigi, che varerà il disegno di legge da trasmettere alle Camere. L’accordo definitivo è arrivato dopo una giornata di incontri tra governo e sindacati, al termine dei quali il ministro del Lavoro Cesare Damiano ha annunciato: “E’ stata fatta chiarezza”, ogni dubbio interpretativo “è stato fugato”. Per quanto riguarda i contratti a termine, l’intesa prevede una sola proroga del contratto al termine dei 36 mesi e una sorta di clausola “transitoria” per risolvere il problema dei lavoratori che al primo gennaio 2008, all’entrata in vigore della legge, si trovino con un contratto a termine in corso. La soluzione individuata dovrebbe prevedere che per questi il conteggio dei 36 mesi, parta dopo 15 mesi dall’entrata in vigore della legge, e cioè da aprile 2008. Quanto alla previdenza, l’accordo prevede le quattro finestre di uscita per le pensioni di anzianità, per chi ha maturato 40 anni di contribuzione, e per quelle di vecchiaia. Damiano ha definito l’intesa “molto importante perché consolida il protocollo e il referendum”. Il ministro si è sbilanciato auspicando che entro la fine dell’anno il Parlamento approvi le disposizioni di legge derivanti dal protocollo. Pienamente soddisfatti i tre leader sindacali. “Finalmente il testo corrisponde esattamente all’accordo firmato”, ha sottolineato il segretario della Cgil Guglielmo Epifani osservando che “su qualche passaggio è addirittura più chiaro”. Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, ha assicurato che “le questioni più ruvide sono state piallate, le nubi si stanno allontanando”. “C’è stata qualche incomprensione con il governo – ha ricordato – ma il chiarimento è servito e in queste ore si stanno allontanando le nubi. Abbiamo però bisogno che questo avvenga entro stanotte, o comunque entro domani mattina”. Cauto Luigi Angeletti, segretario della Uil: il Consiglio dei ministri è “un buon segnale” ma, dice, “sono curioso di vedere come finisce questo Consiglio dei ministri”. Anche il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, ha parlato di un testo condivisibile: “Non ho capito – ha rimarcato comunque il numero uno di viale dell’Astronomia – perché abbiamo dovuto fare tutti questi confronti rispetto ad un testo già firmato e concordato”. Il presidente della Camera Fausto Bertinotti ha dichiarato: “Il Consiglio dei ministri è difficilmente una sede di modificazioni di un accordo pattuito tra governo e parti sociali e sottoposto alla consultazione dei lavoratori”. Secondo Bertinotti “il Parlamento è indiscutibilmente sovrano nell’apportare quelle modificazioni che ritiene opportune”. Tra i componenti del governo che avevano espresso le loro riserve parla il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio: “L’intesa – dice – mi sembra positiva. Se è stato davvero risolto davvero un problema importante, e cioè quello del 60 per cento per i giovani, mi sembra una buona cosa. Ora vedremo in Consiglio dei ministri”. Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale, ha anticipato il suo comportamento: “Sulla parte che riguarda la lotta al precariato c’è un passo indietro e, quindi, credo che il mio comportamento sarà lo stesso, cioè l’astensione”.
(Fca)