Trento, 19 ott – Infatti a tutt’oggi il governo scaturito dai negoziati di Nairobi – con alla guida il premier Ali Mohammed Gedi – ha un controllo solo parziale del territorio ed è inviso alla maggioranza della popolazione per il suo appoggiarsi all’Etiopia. Ma nelle parole dei responsabili di Water for Life anche segnali di speranza. Perché la popolazione del Basso Shebeli, dove Water for Life ha creato nei primi anni ’90 il villaggio di Ayuub, per dare un tetto alle migliaia di orfani e di donne rimaste sole a causa della guerra, è in grado di organizzarsi: lo provano i recenti interventi di emergenza approntati proprio dagli orfani di un tempo, oggi uomini e donne adulti, che sono riusciti ad accogliere e a sfamare i profughi generati dalla nuova fase del conflitto. “Noi non diamo il pesce e nemmeno la canna da pesca – ha detto Sommavilla – ma insegniamo ai somali a costruirsi l’esca da sé.” Una strategia che funziona, considerati i risultati raggiunti fino ad oggi: con il villaggio di Ayuub, una piccola-grande oasi di democrazia e di tolleranza, con le scuole ma anche con i pozzi e i tanti canali per irrigare la terra riabilitati dopo anni di incuria e abbandono.Per provare ad immaginare un futuro migliore è però necessario in primo luogo migliorare l’istruzione: le scuole create da Water for Life, come spiegato da Iolanda Baldessari, ex-insegnante, anch’essa in Somalia da molti anni, oggi collaborano ad un ambizioso programma di formazione degli insegnanti realizzato dall’Unicef, e rappresentano un’alternativa credibile alle scuole coraniche, le uniche rimaste dopo il crollo del governo centrale. (SEGUE)