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SAVE THE CHILDREN: IN ITALIA 1 MILIONE DI MINORI VITTIME DI VIOLENZE

it@withub.it by it@withub.it
31 Ottobre 2007
in Archivio News dal mondo
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Roma, 31 ott – La violenza ai danni dei minori è un’emergenza globale che riguarda indistintamente qualsiasi strato sociale e ogni paese del mondo, comprese le nazioni “ricche” e l’Italia. Necessario quindi che l’impegno per la prevenzione e l’eliminazione delle tante forme di violenza sia assunto come prioritario dai governi nazionali e dalle istituzioni internazionali. L’Italia non intende sottrarsi a questo impegno e grazie anche al lavoro della Commissione Parlamentare per l’Infanzia è possibile ipotizzare a breve l’istituzione di un Garante nazionale per l’infanzia. Sono le principali considerazioni emerse nei giorni scorsi a Roma dal seminario “La violenza sui bambini e le bambine” promosso da Save the Children in collaborazione con la Commissione Parlamentare per l’Infanzia. Nel corso dell’incontro, l’intervento di Paulo Sérgio Pinheiro, esperto indipendente che ha curato lo studio delle Nazioni Unite sulla violenza nei confronti dei minori. Secondo il rapporto, sono milioni i bambini nel mondo vittime di violenza e la gran parte dei minori non gode di adeguata protezione e tutela giuridica: 78 Paesi ammettono ancora la punizione corporale di minori nell’ambito di provvedimenti disciplinari, mentre ben 106 nazioni non vietano attraverso una legge specifica le punizioni corporali a scuola. Abusi sessuali, tortura, lavoro coatto, sfruttamento sessuale, pratiche tradizionali pregiudizievoli della salute – quali le mutilazioni sessuali -, matrimoni precoci, stupro, omicidio, gravi atti di bullismo, oltre alle punizioni fisiche: sono le principali forme che può assumere la violenza contro i bambini. La famiglia, il posto di lavoro, la comunità di appartenenza sono i luoghi in cui solitamente si consuma, ad opera principalmente di persone che fanno parte della vita dei bambini: genitori, compagni di scuola, insegnanti, datori di lavoro, fidanzati e fidanzate. Si stima che ogni anno 275 milioni di bambini assistano a episodi di violenza e maltrattamenti all’interno delle mura di casa, con conseguenze psicologiche devastanti che possono segnarli per un’intera vita. In Italia raggiungerebbero la cifra di 1 milione i minori che sperimentano questa forma di violenza “assistita”. Ma in famiglia si consumano anche abusi e violenze sessuali: da studi condotti in 21 paesi industrializzati circa il 36% delle donne e il 29% degli uomini dichiarano di averne subiti durante l’infanzia. In alcuni paesi, soprattutto in via di sviluppo, bambini e bambine possono invece essere vittime, a opera di familiari, di violenze legate a pratiche tradizionali dannose, come la mutilazione dei genitali per le bambine, le fasciature immobilizzanti, marchiature, riti di iniziazione violenti, costrizioni ad ingrassare, matrimoni precoci, violenze legate alla dote, esorcismi pericolosi e violenti. Su circa 218 milioni di bambini lavoratori, 126 milioni sono coinvolti in attività lavorative rischiose e dunque violente, sottolinea lo studio. In particolare 5,7 milioni di bambini vengono forzati al lavoro per estinguere un debito, 1,8 milioni sono coinvolti nel giro della prostituzione e della pornografia, circa 1,2 milioni vittime del traffico di minori. Molti altri ragazzi in età lavorativa subiscono ogni giorno violenze sul posto di lavoro, commesse per lo più dai loro datori di lavoro o colleghi. In Italia alcune ricerche stimano fra i 450 e i 500 mila di età compresa fra i 10 e i 14 anni i minori vittime di sfruttamento economico e costretti a lavorare precocemente, all’inizio in attività o imprese di famiglia per poi passare a lavori più pesanti alle dipendenze di parenti o conoscenti. La scuola, la strada, ma anche la comunità virtuale di Internet sono alcuni dei luoghi dove i bambini vivono, si incontrano, socializzano, crescono. In ognuno di questi luoghi, tuttavia, possono correre il rischio di subire violenze. Per i minori che vivono o lavorano in strada il rischio di violenza è legato, prevalentemente, alla rivalità tra bande o alla pesante repressione delle forze dell’ordine e può essere alimentata dal consumo di droghe e di alcol e dal possesso di armi: nel 2002 sono stati 53.000 i bambini assassinati, fra gli 0 e i 17 anni. Ma oltre alla strada anche la scuola può rivelarsi un luogo a rischio e dove la violenza sia addirittura autorizzata e considerata “educativa”: oltre 1 miliardo 250 mila bambini vivono in paesi dove le punizioni fisiche da parte degli insegnanti sono legali. A scuola un bambino può trovarsi a sperimentare anche violenze e intimidazioni da coetanei: secondo una ricerca condotta in 16 paesi in via di sviluppo, la percentuale di bambini in età scolare che afferma di essere stata vittima a scuola di atti verbali o fisici di bullismo varia dal 20% al 65%. E fenomeni di bullismo sono in crescita anche su Internet dal momento che l’anonimato garantito dal web consente ai molestatori di agire restando impuniti. In allarmante crescita anche il fenomeno della pedo-pornografia online e attraverso i telefonini di nuova generazione che permettono lo scambio di immagini e video. “I dati sulla violenza ai minori sono evidentemente allarmanti – commenta Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia – eppure moltissimi episodi e atti di violenza restano nascosti e nel silenzio, perché sia chi li subisce che chi li commette teme il giudizio e la riprovazione sociale. A ciò si aggiunga il fatto che molti Stati non vietano o addirittura ammettono certe misure lesive dell’integrità fisica e psichica dei bambini, come le punizioni corporali”. “Di fronte a questo scenario – prosegue Neri – auspichiamo alcuni provvedimenti urgenti e decisivi da parte dei Governi, come la nomina di un rappresentante speciale delle Nazioni Unite che guidi un’azione globale per fermare le violenze contro i bambini, e la messa al bando di tutte le forme di violenza ai danni di minori in qualsiasi nazione si verifichino”. “Per quanto riguarda invece il nostro Paese – ha aggiunto Neri – auspichiamo che si proceda quanto prima all’istituzione di un Garante Nazionale dell’infanzia e che all’interno dell’imminente piano nazionale infanzia siano previste chiare misure per contrastare ed eliminare la violenza a danno dei minori”.
(Cls/Cog)

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