Madrid, 31 ott – Si conclude con alcune assoluzioni a sorpresa e durissime condanne uno dei capitoli più dolorosi della storia di Spagna. Le dieci bombe esplose a Madrid su tre treni colmi di pendolari, due dei quali nella stazione metropolitana di Atocha, che la mattina dell’11 marzo 2004 causarono la morte di 191 persone e il ferimento di oltre 1.800, sono state opera di una cellula islamica; anche se mai nella sentenza viene nominata l’organizzazione di “AlQaida”. I giudici dell’Audiencia Nacional Fernando García Nicolás, Alfonso Guevara e Javier Gómez Bermúdez che per quattro mesi hanno indagato sulle stragi, hanno escluso ogni coinvolgimento dell’Eta, smontando la cosiddetta “teoria della cospirazione”, supportata dal Partito Popolare di Aznar, che a causa di queste accuse senza fondamento perse le elezioni politiche tre giorni dopo le stragi, e hanno sciolto i nodi di questa intricata vicenda, individuando i principali responsabili delle stragi, puniti con condanne esemplari e gli estranei ai fatti dell’11 marzo, tutti assolti. Jamal Zougam e Otman El Gnaoui, considerati responsabili materiali della mattanza sono stati condannati a più di 40.000 anni di prigione ciascuno. José Emilio Suárez Trashorras considerato un complice “essenziale” del massacro è stato condannato a 35.000 anni di prigione. Otto degli imputati più “importanti” sono stati prosciolti. Rabei Osman el Sayed detto “L’Egiziano” e Hassan El Haski, accusati di essere la mente delle stragi, sono stati assolti per mancanza di prove e condannati a più di 10 anni di carcere solo per appartenenza a banda armata. Prosciolti anche Antonio Toro Castro, Carmen Toro Castro, Emilio Llano Álvarez, Javier González Díaz e Iván Granados, considerati complici della banda di “fornitori” dell’esplosivo utilizzato dagli autori delle stragi e i fratelli Mohamed e Ibrahim Moussaten, accusati di complicità con gli autori delle stragi. Le menti delle stragi di Madrid sarebbero dunque Serhane Andelmajid Fakhet, “Il Tunisino” e Jamal Amidan, “Il Cinese” suicidatisi il 3 aprile del 2004, insieme ad altri cinque terroristi, nel municipio madrileno di Leganes, per sfuggire alla polizia. Le assoluzioni degli imputati accusati di essere i mandanti delle stragi, hanno causato qualche perplessità nei parenti delle vittime, riuniti in distinte organizzazioni e presenti nella sala della Audiencia Nacional di Madrid durante la lettura della sentenza. Ma non c’è stato spazio per le polemiche e i rappresentanti delle vittime hanno dichiarato di voler leggere l’intera sentenza prima di esprimere un’opinione. “Sento una grande allegria perché ha trionfato lo stato di diritto” ha dichiarato Antonio Miguel Utrera, uno dei superstiti delle stragi, commentando le condanne agli esecutori degli attentati. Per le vittime delle esplosioni, il Tribunale ha disposto un risarcimento che va dai 30.000 al milione e mezzo di euro secondo la gravità. La famiglia di Laura García, la giovane costretta in stato vegetativo dalle esplosioni e la cui storia è particolarmente cara agli spagnoli, riceverà un milione di euro e un ulteriore fondo di 250.000 euro. Si conclude così, a più di quattro anni di distanza dalle stragi, il più imponente processo per terrorismo mai celebrato in Europa, che ha visto coinvolti più di 29 imputati e oltre 650 testimoni sentiti dai giudici durante le indagini e che ha portato ad una sentenza firmata “all’unanimità totale” come hanno fatto sapere gli stessi giudici istruttori. Con la lettura della sentenza arrivano anche le dichiarazioni e i commenti dei vertici politici spagnoli. Il presidente del governo Zapatero, in diretta dalla Moncloa, ha dichiarato: “Oggi è stata fatta giustizia” e ha lanciato un appello all’unità nel Paese. “Grazie a questa giustizia – ha continuato Zapatero – possiamo andare avanti, fortificando la convivenza nel Paese”. Secondo il presidente del governo spagnolo, che ha elogiato il lavoro delle forze di sicurezza e degli organi giurisdizionali del Paese, la verità raggiunta dalla sentenza è “imparziale e rapida” e ha dimostrato la “grande forza della Spagna. I nostri cittadini possono contare sulla forza della nostra legge”. Ricordando con commozione le vittime delle stragi, Zapatero ha dichiarato che “niente può riempire l’assenza che patiscono i familiari, però oggi potranno sentire conforto e consolazione sapendo che la giustizia ha stabilito le responsabilità di coloro i quali sono stati giudicati e di coloro che si suicidarono a Leganés”.
Più polemico il presidente del Partito Popolare e maggiore antagonista di Zapatero alle prossime elezioni presidenziali di marzo, Mariano Rajoy. “La sentenza – ha dichiarato Rajoy riferendosi alle assoluzioni di alcuni imputati- non chiarisce chi sono le menti dietro gli attentati” e ha annunciato di voler “appoggiare qualunque altra inchiesta sulle stragi”. Il leader del PP non crede quindi che la sentenza di oggi chiuda definitivamente il caso dell’11 marzo e ha ricordato la necessità di non abbassare al guardia di fronte alla minaccia terroristica. “Questa è la politica della sconfitta del terrorismo che abbiamo sempre difeso e che il Partito Popolare continuerà a difendere anche in futuro” ha concluso Rajoy.
(Clr)