Ankara, 1 nov – “La Turchia sia coraggiosa e presenti un piano di pace, così sarà possibile dichiarare un cessate il fuoco”, questo l’appello lanciato questa mattina da Abdul Rahman al Cadirci, il portavoce del Partito dei lavoratori del Kurdistan. Pace sì, ma condizionata al “riconoscimento dei diritti nazionali, culturali, linguistici e politici del popolo curdo e al rilascio del nostro leader Abdullah Ocalan”, detenuto nelle prigioni turche dal 1999. Dopo che mercoledì il portavoce del premier turco Erdogan, Cemil Cicek, aveva annunciato l’imposizione di sanzioni militari, economiche e diplomatiche ai danni del Kurdistan iracheno, le pressioni internazionali sui ribelli del Pkk s’intensificano. Dall’America all’Iran, la diplomazia internazionale è in stato di allerta per scongiurare l’invasione turca di quello che per Ankara è né più né meno che un “territorio nemico”. Alla luce degli ultimi sconcertanti sviluppi anche l’amministrazione Bush sosterrà l’intervento turco contro i ribelli del Pkk, lo aveva annunciato la scorsa settimana il segretario della difesa Robert Gates dopo che la Turchia aveva minacciato americani ed iracheni di invadere l’Iraq se non avessero distrutto le postazioni dei ribelli del Pkk operanti nel nord dell’Iraq. Lo conferma oggi il portavoce del Pentagono che fornirà all’intelligence di Ankara dettagli sulle postazioni dei ribelli curdi. L’amministrazione Bush spera che questa manovra possa scongiurare un intervento militare turco ad ampio raggio oltre i propri confini, intervento che avrebbe un effetto devastante sul precario equilibrio del paese. “Anche l’Iraq farà la sua parte”, ha a tal proposito detto il ministro degli esteri di Baghdad, il curdo Hoshyar Zebari, dopo l’incontro con il suo omonimo iraniano Manouchehr Mottaki. Zebari ha assicurato che verranno rafforzati i checkpoint per contrastare le attività dei gruppi responsabili dei recenti attacchi contro i militari turchi. In Europa solo la Gran Bretagna ha raccolto l’invito a intensificare le manovre diplomatiche a favore di una risoluzione pacifica della crisi turco-irachena. Questa mattina Gordon Brown ha inviato a Erbil, nel nord dell’Iraq, il suo ministro della difesa Des Browne per incontrare il Presidente della regione autonoma del Kurdistan iracheno Massud Barzani, spaventato dalle sanzioni economiche preannunciate da Ankara nei confronti dei curdi iracheni, accusati di “collaborazionismo” con il Pkk. Se la Turchia dovesse bloccare l’export verso il Kurdistan iracheno, la situazione potrebbe precipitare, soprattutto da un punto di vista alimentare ed energetico.
(Fam)