Perugia, 5 nov – Non ci sono elementi che facciano ritenere che Meredith Kercher, la 23enne inglese trovata uccisa venerdì scorso nella sua stanza nell’appartamento di via Sant’Antonio di Perugia, sia stata oggetto di violenza sessuale prima dell’omicidio. Lo ha reso noto la procura della Repubblica con un comunicato stampa che ha smentito alcune indiscrezioni giornalistiche e reso noti gli esiti degli accertamenti medico legali eseguiti sul corpo della ragazza: l’autopsia ha evidenziato come la morte di Meredith, in Italia per studiare con il programma Erasmus, sia da ricollegare a un’emorragia dovuta a una profonda lesione al collo, trapassato con ogni probabilità da uno strumento da punta e taglio, ma ha quindi escluso lo stupro, di cui si era parlato già dopo poche ore dal ritrovamento del corpo. Gli stessi esami avrebbero però confermato che la studentessa ha avuto un rapporto sessuale prima di morire, ma consenziente, visto che sul corpo non sono state riscontrate lesioni tali da far ipotizzare una violenza. In ogni caso non si possono ancora escludere le possibilità che la giovane abbia avuto il rapporto sessuale sotto minaccia e che nella stanza, al momento dell’omicidio, fosse presente più di una persona. E’ verosimile quindi che sul corpo di Meredith vengano compiuti ulteriori esami per far luce sui molteplici dubbi che ancora avvolgono quel venerdì 2 novembre: è probabilmente per questo che il magistrato che coordina le indagini della polizia, Giuliano Mignini, non ha ancora firmato il nulla osta alla restituzione alla famiglia del corpo. Intanto le indagini continuano senza sosta, e gli inquirenti sono al lavoro per restringere il più possibile il cerchio delle persone coinvolte: la possibilità di un rapporto sessuale consenziente di poco precedente all’omicidio farebbe infatti pensare che Meredith conoscesse il suo aggressore. E questa pista ha anche altre conferme: sulla maniglia interna del portone della casa, infatti, è stata rinvenuta una traccia di sangue. E’ probabile quindi che l’assassino della giovane inglese sia uscito proprio da lì; inoltre, secondo la coinquilina di Meredith che per prima venerdì è tornata a casa, il portone stesso era rimasto socchiuso. Ciò potrebbe dare un’ulteriore conferma all’ipotesi che la studentessa possa avere fatto entrare volontariamente in casa qualcuno. Qualcuno che evidentemente conosceva bene. Nel frattempo continuano anche gli interrogatori: gli inquirenti hanno sentito a lungo nei giorni scorsi la coinquilina di Meredith e altre persone che vivono negli appartamenti limitrofi. Difficile invece ricavare piste praticabili dal ritrovamento dei due telefoni cellulari: i primi controlli della polizia postale e della squadra mobile hanno evidenziato come la giovane non abbia fatto alcuna telefonata dalla mezzanotte di giovedì: nelle ore successive, ovvero in quelle precedenti all’omicidio, sulla scheda del suo gestore italiano e su quella inglese sono giunte solo telefonate in entrata.
(Mca)