Roma, 6 nov – Enorme soddisfazione, oggi, al Viminale, dopo la cattura del boss di Cosa Nostra Salvatore Lo Piccolo. Il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, commenta così l’operazione coronata con successo dalla polizia: “Cosa Nostra, oggi, è rimasta senza un padrone, non ha più un vertice, è di fatto azzerata”. Dichiarazioni confermate anche dal capo della polizia Antonio Manganelli “Salvatore Lo Piccolo era, senza dubbio, il capo indiscusso, l’unico reale punto di riferimento per Cosa Nostra. Adesso cercheranno un sostituto, ma non sarà facile affidare ai gregari un compito così gravoso. Certamente, ogni boss è rimpiazzabile, ma la qualità ne risentirà”. A tutto vantaggio dello Stato che, dopo anni, sembra finalmente aver dato “scacco matto” alla malavita organizzata. Il re, del resto, non è più sulla scacchiera: al massimo vedrà il sole a scacchi. “Lottiamo dall’estate 1991- ricorda Manganelli – cioè da quando è stato ucciso Libero Grassi. Da allora, registriamo straordinari progressi nella lotta alla mafia, che resta un’associazione criminale molto forte ma adesso, alla luce degli ultimi risultati, la sfida può essere vinta”. “La cattura di Salvatore Lo Piccolo è una svolta – dice il ministro dell’Interno, Giuliano Amato – giunta dopo indagini lunghe e molto difficili”. Il primo approccio alla cattura del boss, risalente a 10 anni fa, fu proprio di Manganelli. Nel frattempo il clan dei Lo Piccolo ha scalato rapidamente la Cupola, sino ad assumerne il vertice dopo la cattura del mammasantissima Bernardo Provenzano. Oggi, però, anche il nuovo capo è finito nella rete. “Lo Stato – dice Amato- ha concretizzato un’operazione estremamente importante. La mafia, evidentemente, si è illusa, ha creduto che ci fossimo concentrati solo sui lavavetri ma evidentemente si è sbagliata. Questa cattura –conclude – ci soddisfa, è una forte risposta ai cittadini che, in questi anni, rosi dal dubbio, non sapevano se affidarsi alla Repubblica Italiana o a Cosa Nostra. Oggi, fortunatamente, la gente sembra rivolgersi allo Stato”. Intanto, questa mattina, la polizia di Palermo è riuscita ad individuare il covo dove Salvatore Lo Piccolo e il figlio Sandro avrebbero speso i loro ultimi giorni da latitanti. Da quando ha le manette ai polsi, il capomafia non avrebbe proferito una sola parola e, di fronte ai magistrati della Dda ha semplicemente abbozzato un sorriso, quando gli si è fatto notare una vaga somiglianza con le foto utilizzate per il suo identikit. La polizia è tuttora impegnata in ricerche approfondite sull’immobile e nelle campagne che lo circondano. Gli inquirenti della Dda, invece, passano al setaccio, rigo per rigo, le pile di documenti rinvenute e sequestrate in casa del boss. Fra le “chicche” spicca una specie di libro mastro, con tanto di annotazioni contabili, relative alle estorsioni e alle identità dei suoi “contribuenti”. Fra i numerosissimi “pizzini”, persino una truffa sulla vendita di un cavallo. Nelle ultime ore, anche un operaio forestale stagionale di Montelepre (Palermo), è finito dietro le sbarre. È stato “pizzicato” da una telecamera delle forze dell’ordine quando in automobile, si recava nella villa di Lo Piccolo. Il compito che il boss gli aveva assegnato? Controllare i paraggi, e accertarsi della eventuale presenza di estranei nei dintorni della villa. Insomma, un custode della privacy di Cosa Nostra. I Lo Piccolo sono attualmente rinchiusi nel carcere milanese di Opera. La Dda di Palermo ha richiesto la procedura d’urgenza per il 41 bis, l’articolo che prevede il carcere e duro. Accontentati. Proprio in queste ore, infatti, il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha firmato il decreto. I magistrati, del resto, si auguravano che la decisione ministeriale fosse emessa nel giro di 24 ore. Salvatore Lo Piccolo, convocato per un’udienza del processo “Grande Mandamento”, in corso di svolgimento a Palermo, essendo in regime di 41 bis, assisterà all’udienza in videoconferenza. Altrimenti, il processo potrebbe saltare poiché ragioni di sicurezza impedirebbero il trasferimento da Milano a Palermo.
(Pep)