Roma, 6 nov – Lo sconcerto e l’indignazione bipartisan provocati dall’efferato omicidio di Giovanna Reggiani a Roma stanno lasciando il campo a un duro scontro politico. Al centro del dibattito vi è il decreto legge che conferisce più poteri ai prefetti sul tema delle espulsioni di cittadini stranieri dal territorio nazionale. Il provvedimento sulle espulsioni è sottoposto a dure critiche da parte dell’opposizione, che, compatta, Udc compreso, rifiuta di approvare il documento così com’è. La posizione comune è scaturita ieri dal vertice di Palazzo Grazioli, a cui ha partecipato, pur ribadendo l’indipendenza dell’Udc dalla Cdl, l’ex-presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. “Modifiche in senso restrittivo del dl – ribadisce oggi Maurizio Gasparri (An) – e giusta copertura finanziaria. Senza queste precondizioni il centrodestra non può votare a favore di un decreto che si presenta inadeguato a risolvere l’emergenza criminalità e il dilagare dell’immigrazione clandestina”. Le modifiche in senso restrittivo di cui si parla sono state esplicitate dal leader di An Gianfranco Fini: espulsioni reali, più risorse alla polizia e agire anche contro i nullatenenti. Sempre ieri, il premier Romano Prodi aveva auspicato “un’intesa, ma deve decidere l’opposizione”. E messo in guardia il leader del centrodestra Silvio Berlusconi: “Il decreto è chiarissimo, l’opposizione non può fare obiezioni sostanziali, altrimenti contraddice la propria posizione”. Oggi la risposta più piccata arriva da Casini: “L’opposizione – spiega – non sta facendo una battaglia pregiudiziale, ma chiede più fondi per le forze dell’ordine e di polizia. Faremo emendamenti costruttivi e ci aspettiamo che gli insulti lascino posto alla costruttività. Dalla maggioranza piovono accuse sul comportamento dell’opposizione. Dura la capogruppo del Pd-Ulivo al Senato Anna Finocchiaro: “Dopo tanti proclami sul fatto che la sicurezza è un bene comune, vedo che la Cdl sta trasformando il terreno della responsabilità in un terreno del ricatto politico”. Le fa eco il leader del Partito socialista Enrico Boselli: “Se si cavalca l’onda della paura e della pubblica opinione come ha fatto Fini – dice – è difficile trovare un accordo in Parlamento”. Per Livia Turco, “Fini ha perso la grande occasione di sedersi a un tavolo per riscrivere insieme a maggioranza e opposizione, i valori universali su cui fondare le politiche della sicurezza”. Nello Formisano (Idv) invita a non lasciare nulla di intentato: “Bisogna insistere, fino a quando è possibile, per ottenere il più largo consenso sul pacchetto sicurezza”. D’altronde ieri erano stati gli stessi Piero Fassino e Francesco Rutelli a lasciar intendere che gli emendamenti che presenterà la Cdl al decreto verranno valutati con attenzione. Se da una parte, dunque, il centrodestra ritiene il decreto sulle espulsioni troppo morbido, dall’altra c’è chi lo considera, all’opposto, un testo eccessivamente severo. Nell’area della sinistra radicale, pur condividendo l’impianto del dl, si chiede che siano approntate delle modifiche. “Tutelare la sicurezza di tutte le persone – afferma Manuela Palermi, capogruppo del Pdci al Senato – non può significare mettere a rischio la civiltà giuridica del nostro Paese, assecondando poi pulsioni autoritarie e fascisteggianti che calpestano appunto diritti e sicurezza”. Ad alimentare i dubbi della “Cosa Rossa” sono gli episodi di xenofobia che si stanno susseguendo in questi giorni, a Roma come nel resto d’Italia, e che vedono come bersaglio cittadini stranieri. Dai Verdi arriva un segnale positivo per Romano Prodi. Il leader del “Sole che ride” Alfonso Pecoraro Scanio, giudicando “pura propaganda l’atteggiamento della Cdl”, afferma a chiare lettere che “il decreto va approvato e per rispondere alle reali esigenze del Paese è necessario intervenire con severità sui criminali e sostenere le forze dell’ordine”. E mentre proseguono gli sgomberi di campi profughi (oggi nel genovese e nel torinese), dall’Unione europea giunge l’ultimo richiamo. “Le espulsioni di cittadini comunitari sono possibili esclusivamente su base individuale e con motivazioni circostanziate, quelle di gruppo sono vietate”. A ricordarlo sono stati Johannes Laitenberger, portavoce della Commissione europea, e Friso Roscam-Abbing, portavoce del commissario alla Giustizia, alla Libertà e alla Sicurezza Franco Frattini. Intanto, proprio dalla Romania, il ministro del commercio boccia il decreto. “Da ogni azione – afferma Ovidiu Silaghi – nasce una reazione. E ai romeni il decreto espulsioni sembra una legge speciale fatta contro il nostro popolo. Questa reazione italiana è tardiva e sbagliata”. Domani alle 13 il premier Taricenau incontrerà Romano Prodi.
(Clg/Caf)