Livorno, 12 nov – “Siamo fortemente convinti che la proiezione della nostra politica estera sia sempre più connessa agli interessi reali che esprime il mondo economico italiano”. Con queste parole il viceministro degli Esteri Franco Danieli è intervenuto alla 16esima Convention mondiale delle Camere di Commercio italiane all’estero, che si svolge in questi giorni a Livorno per fare il punto su “L’economia dei territori nella globalizzazione: reti e infrastrutture per competere”. “L’internazionalizzazione del sistema produttivo è per l’Italia un prerequisito per consolidare il nostro livello di benessere e il nostro modello di vita. Specularmente – ha proseguito il viceministro – quanto più siamo in grado di internazionalizzare la nostra economia, tanto più la nostra azione politica si fa incisiva. Il nostro sistema economico può contare, all’estero, su un patrimonio di risorse umane e professionali di primario livello”. Danieli ha poi sottolineato come “pochi altri Paesi al mondo possono vantare una rete di uffici pubblici così estesa e capillare come quella italiana. Pochi altri Paesi al mondo possono vantare di una rete di associazioni imprenditoriali e camerali così ben articolata e strutturata come quella italiana. Si tratta quindi – ha aggiunto – di garantire a queste due reti gli strumenti, normativi e finanziari, per poter lavorare meglio e raggiungere i più elevati standard di efficacia”. Ecco perché secondo Danieli “è doveroso che il cofinanziamento al sistema camerale passi dall’attuale 38% al 50%”. Il viceministro ha poi insistito sul fatto che “la promozione dell’Italia all’estero deve far emergere le eccellenze: l’aspetto più rilevante non è solo l’origine geografica del prodotto, ma anche la sua capacità di essere associato con quell’insieme di elementi intangibili che rappresentano i tratti distintivi e unici dell’immagine del nostro Paese, ovvero creatività, arte e raffinatezza”. “Questa convention – ha aggiunto Danieli – ha il pregio di mettere in luce l’importanza di una politica dell’innovazione calibrata sul territorio. Una politica mirata ad accrescere non solo gli investimenti materiali, ma anche quelli immateriali, e in particolare quelli capaci di rafforzare l’orientamento all’innovazione e al miglioramento della qualità dei prodotti. Una politica che abbia al centro il valore e la capacità delle persone”.