Roma, 23 nov – Così nei suoi continui viaggi in Italia, il professor Tropea ha visitato tutti i paesi da cui provenivano i minatori morti a Monongah: San Giovanni in Fiore, Frosolone, ha percorso tutto il Sannio e poi Castrovillari e gli altri paesini. “Ho rintracciato – fa sapere l’esperto – dopo anni ed anni molti dei loro figli. Ho raccolto testimonianze, alcune molto toccanti. Ho scritto a sindaci e visitato tutti gli uffici dell’anagrafe per ricostruire la storia delle famiglie. Un lavoro bellissimo e tutto frutto dei miei risparmi. Non ho ricevuto alcun aiuto economico. Da nessuno. Ho preso un anno di aspettativa dall’Università dove insegno e sono andato in giro per l’Italia”. Cosa ha scoperto il professor Tropea? “Che lo scoppio quasi certamente venne causato da presenza di eccessivo gas nella miniera, gas che non fu espulso dai generatori d’aria perché furono messi in funzione solo poche ore prima dell’ingresso dei minatori. Ma quello che è ancora più grave è che molti, anzi quasi tutti i figli dei minatori morti non hanno ricevuto nulla dei soldi loro destinati dal fondo. Eppure la compagnia nel documento riassuntivo cita i nomi degli orfani e delle vedove e la corrispettiva somma di denaro loro rilasciata…”. Così ad esempio nel libro è annotato che Maria D’Aquino, vedova di Giuseppe Bonasso, con quattro figli (Luigina, Enrico, Battista e Giovanni) ricevette dalla compagnia la somma di dollari 734, 25. “Ho rintracciato il figlio di Giuseppe Bonasso, e mi ha giurato di non avere avuto alcun soldo dalla Compagnia. Nulla di nulla…”. Perché anche la beffa? “Molte donne – spiega il professore della George Washington University – le vedove dell’epoca, erano analfabete. Non sapevano né leggere né scrivere, e dunque una volta che le rimesse a loro favore arrivarono non fu difficile stornarle a qualcun altro. Bastava mettere una croce…”. Gli orfani e le vedove di quegli uomini morti in miniera vennero crudelmente ingannati. “Ad alcuni diedero pochi dollari. A una vedova venne data una mucca al posto dei soldi…”, fa ancora sapere, con amarezza, Salvatore Tropea. A giudizio del sociologo, “la tragedia di Monongah deve comparire sui libri di scuola. Perché è una pagina della nostra storia. Della storia dell’emigrazione italiana. Come Marcinelle. Più di Marcinelle”. La Turchia, che in quella tragedia ha avuto quattro morti, “solo” quattro morti, ha fatto costruire a Monongah un mausoleo.“Solo l’Italia – accusa giustamente il professor Tropea – non era ancora intervenuta, ma grazie alla testimonianza di Gente d’Italia finalmente anche le autorità italiane si sono mosse…Grazie, grazie per aver ridato dignità a quei poveri nostri compatrioti”.
(Sis)