Roma, 28 nov – Per iniziare un dialogo sulle tematiche dell’immigrazione la Fondazione Scalabrini, lo Scalabrini international migration Institute (Simi) e lo Cser hanno organizzato oggi presso la Pontificia università urbaniana un convegno dedicato a: “Migrazioni, questioni etiche”. Di immigrazione si parla ogni giorno in Italia, ma solo per sottolinearne gli aspetti problematici. Cresce quindi inevitabilmente il senso di disagio, la sindrome da invasione, i sentimenti di astio, che scatenano sentimenti irrazionali, come è accaduto di recente con la comunità romena. In questa situazione, come ha sottolineato il professore Aldo Vendemiati, docente di filosofia alla Pontificia università urbaniana, il dibattito tende a dare risalto solo al tema dello scontro e della conflittualità, semplificando il problema attraverso l’equazione immigrato uguale pericolo, con l’inevitabile conseguenza che l’espulsione risulti l’unica soluzione percorribile. Eppure, secondo il preside dell’Accademia alfonsiana, Martin McKeever, questo approccio giustizialista nei confronti dell’immigrazione trae origine dal fraintendimento dello stesso concetto di giustizia. Se però si evita di imboccare questa scorciatoia, decidendo quindi di andare più in profondità, non si può sfuggire alla questione etica. Se infatti si guarda all’immigrato non come a un’emergenza, ma in quanto portatore di cultura appare inevitabile ricercare i confini tra l’incontro della cultura dominante con quella esterna. E quindi: si può vivere insieme? E se sì, come? La risposta, secondo quanto è emerso dagli interventi dei relatori del convegno, va ricercata nel patto di cittadinanza tra residenti e immigrati, che, a livello più generale, potremmo chiamare etica mondiale. Sulla base di questo principio gli esseri umani potrebbero riuscire a convivere pacificamente attraverso il rispetto di quel minimo di valori comuni e irrevocabili che non appartengono a nessuna cultura o religione in particolare, ma che trovano il proprio fondamento nella natura stessa dell’essere umano. (SEGUE)