Roma, 28 nov – La regola d’oro: “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” rende perfettamente l’idea di cosa s’intende quando si parla di etica mondiale e di valori universalmente validi, che hanno accompagnato la comparsa stessa dell’uomo sulla terra, plasmati dall’individuo a partire dai suoi bisogni fondamentali. Quindi la soluzione al problema della convivenza supera ogni sorta di contrapposizione tra multiculturalismo e monoculturalismo annullando di fatto qualsiasi minaccia, da molti paventata, che si possa giungere a uno scontro di civiltà. Il riconoscimento dei diritti culturali, a cui fino ad ora non è stato dato lo stesso spazio riservato a quello dei diritti civili, politici, economici e sociali, s’impone oggi come una necessità, per riuscire a rispondere a coloro che pretendono di imporre egemonie culturali che conducono inevitabilmente allo scontro di civiltà. Anche perché il multiculturalismo fa parte dell’umanità come la biodiversità della natura. Senza differenziazione non ci sarebbe neanche la complementarietà, ovvero riportando l’esempio citato da monsignor Ambrogio Spreafico, l’uomo e la donna non potrebbero procreare se non avessero caratteristiche fisiche peculiari. La convivenza in una società sempre più plurale esige la reciproca accoglienza non solo tra persone, ma anche tra ricchezze culturali di cui ogni individuo è portatore.
(Fam)