Roma, 30 nov – L’Italia sembra godere di migliore stampa all’estero che in patria, se l’ultima edizione del Nation brands index (Nbi), la rilevazione sulla reputazione delle nazioni condotta dal britannico Simon Anholt attraverso 30.000 interviste in tutto il mondo, la colloca ancora al settimo posto sulle 38 nazioni rilevate L’Nbi, aggiornato al primo semestre del 2007, vede al primo posto il Regno Unito, seguito dalla Germania e dalla Francia. Gli Stati Uniti, la cui reputazione nel mondo si è indebolita al crescere dell’assertività in politica estera, sono soltanto decimi. Anholt, come spiega nel suo L’identità competitiva. Il branding di nazioni, città, regioni, Egea, 2007, 182 pagine, 18 euro) individua sei canali naturali attraverso i quali i paesi comunicano con il resto del mondo, costruendo così la propria identità: il turismo; le marche d’esportazione; le politiche del governo; il trattamento di immigrati e investitori stranieri; gli scambi culturali in senso lato; i comportamenti della popolazione. La rilevazione è condotta interrogando i cittadini sull’immagine dei paesi in tutte queste dimensioni. L’Italia gode di un’immagine molto forte nel turismo (prima) e nella cultura (seconda), ma piuttosto debole nella politica (quindicesima). “A causa di una cattiva reputazione in settori oggi considerati molto importanti, come le tecnologie e il rispetto dell’ambiente”, sostiene Anholt, “l’immagine dell’Italia è però in lento declino”. In un calcolo separato, Anholt stima che il brand Italia valga 2.932 miliardi di dollari Quando le identità dei paesi entrano in competizione tra di loro nessuno, nel breve periodo, può fare molto per modificarle. Anzi, spiega Anholt, le modifiche più repentine sono quelle che seguono avvenimenti eccezionalmente catastrofici. (SEGUE)