Il Cairo, 30 nov – Senza parlare per un mese, osservati dalle telecamere 24 ore al giorno. Non è un nuovo bizzarro reality show ma il film del regista egiziano Ihab Lamey intitolato “On Air”. E’ una commedia amara sul ruolo dei media nel mondo arabo, e in particolare nella società egiziana, quella che è stata presentata oggi al Festival internazionale del Cinema del Cairo, nella sezione riservata ai lungometraggi arabi. Quattro giovani vengono scelti da un’importante emittente privata per partecipare a un reality show che offre una grossa somma in denaro a chi riuscirà a mantenere davanti alle telecamere il più assoluto silenzio per un intero mese. Le vite dei quattro ragazzi finiscono inevitabilmente per essere date in pasto e manipolate dai produttori dello spettacolo e dal proprietario dell’emittente, che ha già scelto il suo vincitore. “Nel mondo arabo i reality show e alcuni programmi delle emittenti private possono essere percepiti come un forma di progresso della società – ha dichiarato il regista a ‘9colonne’ – ma in realtà, sotto questa apparenza si cela una grave corruzione e mi sento di dire, anche una società niente affatto sviluppata. Nei miei film cerco sempre di mostrare quello che c’è sotto l’apparenza e il modo in cui veniamo manipolati”. Il film attacca poco velatamente il modo in cui i potenti sfruttano i sogni della gente per mantenerli sotto il proprio controllo e utilizza il “silenzio” che i ragazzi mantengono “per gioco”, per mostrare i personaggi totalmente indifesi nelle mani degli ideatori e dei produttori del programma. Non è un tema che affligge solo i paesi arabi, ma “tutto il mondo” come spiega il regista Ihab Lamey. “Può diventare famosa perché è bella, ma non perché è povera”, dice in una scena del film il proprietario dell’emittente, preoccupato per il successo mediatico ottenuto da una partecipante che ha subito pregiudizi di classe. “Il potere, nel terzo mondo, ti permette di diventare popolare solo per la tua apparenza, ma non permette che i poveri prendano in mano la situazione, agiscano. Questo a loro non piace – ci ha spiegato il regista – parlo di diversi tipi di potere, il potere politico, economico e anche di quello mediatico”.(Clr/Caf)