Wolfsburg, 3 dic – Per iniziativa della coordinatrice dei gruppi ACLI donne Germania, Claudia Biguzzi-Gladbach, il 24 e 25 novembre scorso, si sono incontrate a Wolfsburg, le rappresentanti di quelli del NRW e della Bassa Sassonia. Il seminario, dal titolo “Il Welfare che vogliamo“ intendeva esaminare, con specifico riferimento alla condizione delle donne in emigrazione, la tragica realtà che per molte di loro il raggiungimento dell’età avanzata si accompagna alla povertà. Le acliste provenienti da Colonia, Wuppertal, Gevelsberg, Lüdenscheid, Francoforte e Berlino, sono state cordialmente accolte dalla responsabile del gruppo di Wolfsburg Maria Teresa Nicastro che, con collega Angela Brunetti, hanno al meglio organizzato l’incontro. Franco Del Vecchio, Presidente delle ACLI del NRW e membro del CGIE, ha aperto i lavori sottolineando la insoddisfacente legislazione in materia previdenziale che, almeno per le passate generazioni, con donne prevalentemente “ Solo Casalinghe “ non prevede prestazioni pensionistiche accettabili per quelle con scarsa attività lavorativa; per non parlare degli importi delle reversibilità. La povertà è quindi in simili situazioni una programmata evenienza. La coordinatrice delle acliste in Germania ha poi ricordato come recenti studi della fondazione F.-Ebert , dell’ONU e della EU evidenzino che 10,6 milioni di persone, od il 13% della popolazione in Germania, viva al limite od al di sotto del limite di povertà. Il pericolo di trovarsi in detta condizione è inoltre molto più alto dal compimento del sessantacinquesimo anno di età ed, in questo gruppo, 2/3 sono donne. Questo, ha continuato la coordinatrice, è diretta conseguenza del fatto che oggi ancora solo i periodi di lavoro dipendente sono considerati utili a fini pensionistici. Il volontariato ed il lavoro in famiglia, in maggior parte svolto dalle donne ed assolutamente indispensabile e necessario al futuro della società, non viene calcolato. E cosi, alla fine della vita attiva, le donne possono far valere delle carriere assicurative non sufficienti ad assicurare una pensione adeguata e dignitosa. (SEGUE)