Buenos Aires, 7 dic – Emigrarono in quasi 10 mila per mancanza di lavoro, per considerazioni negative sulla situazione economico-politica, per stanchezza dell’arretrata condizione contadina di allora, o per semplice spirito di avventura e volontà di migliorarsi. Gran parte del flusso si concentrò nell’immediato secondo dopoguerra, dal 1946 al 1955, proveniente soprattutto da Città di Castello, Perugia e Terni, poi dall’Eugubino Gualdese e dalla Valle Umbra. Solo dalla Valnerina non partì nessuno. Si disegna così il quadro dell’emigrazione umbra in Argentina, secondo una ricerca, promossa dall’Istituto per la Storia dell’Umbria Contemporanea (Isuc), e dedicata a “L’ultima emigrazione italiana in Argentina: il caso degli umbri a Buenos Aires”, che ieri sera, nella Sala “Benedetto Croce” dell’Istituto Italiano di Cultura, è stata presentata nel quadro delle iniziative della “Settimana Umbria/Argentina”, in corso di svolgimento a Buenos Aires, alla presenza dell’autore, Ariel Mario Lucarini (oriundo italo-argentino), del console italiano aggiunto di Buenos Aires Nicola Occhipinti, del presidente del Consiglio regionale umbro dell’Emigrazione Pavilio Lupini e del segretario dell’Associazione degli Umbri di Buenos Aires Sergio Ceneri. La ricerca si è basata su una rilevazione – ha spiegato il direttore dell’Isuc Alberto Sorbini -, effettuata su un campione rappresentativo di 306 famiglie di origine umbra, in tutto 783 persone nell’area che comprende la città autonoma di Buenos Aires e le località circostanti, quella che viene chiamata la “Grande Buenos Aires”. Ad essere intervistate sono state le famiglie in cui vive almeno un immigrante o una persona d’origine umbra, principalmente i “superstiti” del grande flusso migratorio, persone ormai anziane e delle quali, comunque, nessuna ormai ha meno di cinquant’anni. (SEGUE)