Roma, 11 dic – “Quei ragazzi di Torino – prosegue Razzi – avevano gli stessi volti di quei tanti operai che ho conosciuto in fabbrica. Lo stesso sguardo, triste ma fiero. A trent’anni passare quindici ore in linea in una acciaieria per poco più di mille euro è incredibile e nessuno lo può immaginare. Uno crede che essere specializzato voglia dire guadagnare di più. Sì, ma quanto? Settanta euro per una gratifica? Quanta ipocrisia nella società che guarda morbosamente dentro la vita dei Vip, e non si accorge di quello che succede dentro i capannoni. Che ignora – prosegue il deputato di Italia dei valori – cosa vuol dire lavorare alla catena ogni giorno della vita minuto su minuto, ora su ora, facendo instancabilmente andare avanti il ciclo. Il Padrone da quel lavoro guadagnerà molto bene. Tu invece sei un costo, che va ridotto al minimo per consentire meno spese e più profitti. Ed allora un estintore, le più elementari norme di manutenzione sono un costo abbattibile. Quanto cinismo, quanta cattiveria c’è a volte nel mercato. Forse un giorno andrò a Torino – dice Razzi – forse a Natale quando chiuderà la Camera. Voglio portare un fiore a quei ragazzi, voglio andare in quel quartiere delle acciaierie, quando tutto sarà spento ed i riflettori non illumineranno più quei luoghi. Quando l’indifferenza e la distrazione sarà scesa come un velo impietoso. Voglio andare a guardare per poi tornare qui a Roma nei Palazzi e riversare dai miei occhi lo sguardo di quegli operai invisibili”.
(Caf)