Roma, 12 dic – “Il secondo emendamento da noi richiesto – ha continuato Cassola – era il seguente: al personale delle rappresentanze diplomatiche e consolari e degli istituti di cultura assunti all’estero si applicano gli accordi collettivi concernenti la costituzione e il funzionamento delle rappresentanze sindacali unitarie e i diritti e le prerogative sindacali sul posto di lavoro, nonché 90 giorni di malattia (non 45), come appunto spetta ai loro colleghi in Italia. Risposta della Commissione bilancio: proposta inammissibile per insufficiente copertura. Quindi, il risultato sono diritti sindacali e di malattia minori per questa sottospecie di italiani in quanto residenti all’estero. La terza richiesta, già accettata dalla I Commissione e dal sottosegretario Marcella Lucidi nel testo sulla cittadinanza, è stata poi stralciata per mancanza di copertura finanziaria, con l’impegno del Governo di reperire la copertura in questa legge finanziaria. Si tratta della possibilità di riacquistare la cittadinanza italiana per i figli, anche se nati prima del 1948, delle donne che erano state obbligate a rinunciare alla cittadinanza. È la richiesta naturale per l’eliminazione di una discriminazione per motivi di età, di sesso e di genere nettamente anticostituzionale. Cosa risponde questa volta la Commissione bilancio? Risponde che non è ammissibile per estraneità di materia. Ma siamo matti? Non si può continuare così. È necessario arrivare ad un modo logico e razionale di predisporre la legge finanziaria”. Cassola ha concluso esprimendo “il grande disappunto per quanto riguarda il progressivo indebolimento del sistema diplomatico e consolare all’estero. Sono anni che assistiamo al progressivo smantellamento di questa rete, con l’attribuzione nella legge finanziaria di risorse sempre minori. Inoltre, tutte le decisioni riguardo alla cosiddetta razionalizzazione e al potenziamento vengono prese all’interno del Ministero degli affari esteri, senza coinvolgere il Cgie (il Comitato generale degli italiani all’estero), né i Comites, né i parlamentari eletti all’estero. Quali sono i risultati di tali decisioni unilaterali, chiuse e non trasparenti? Sono delle grandi ‘frittate’, come la chiusura dei consolati di Edimburgo o di Edmonton in Canada, decisioni che il Governo è costretto a rimangiarsi dopo qualche giorno. Vi sono, inoltre, molte dicerie e gossip in Svizzera, in Francia e in Germania su quali consolati verranno declassati o chiusi. Spero, in conclusione, che il Ministero degli affari esteri si ravveda una volta per sempre e che inizi a coinvolgere attivamente tutti se veramente vuole arrivare ad una razionalizzazione e ad un potenziamento, piuttosto che ad un indebolimento effettivo, di tutta la rete diplomatica e consolare.
(Sis)