Washington, 3 gen – Non importa quanti documentari sul cambio climatico vengono proiettati al cinema, quanti libri e trattati sui danni irreversibili dell’inquinamento e dell’effetto serra sono pubblicati nel mondo o quante proposte di sfruttamento di energia alternativa vengono proposte da illustri scienziati. Sul nostro pianeta è ancora caccia grossa al petrolio. Ovunque. La Bbc ha reso nota oggi la decisione dell’amministrazione statunitense di concedere al miglior offerente i diritti per trivellare la zona nord-occidentale dell’Alaska alla ricerca di petrolio e gas naturale. L’ha confermato il Minerals Management Service, l’agenzia federale statunitense per gli idrocarburi che lancerà una gara d’appalto, il mese prossimo, per assegnare le concessioni di trivellazione del Chukchi Sea, il mare che separa l’Alaska dalla Siberia e che secondo le stime custodisce una ingente quantità di petrolio e di gas naturale. Immediata è arrivata la reazione delle associazioni ambientaliste che hanno denunciato la gravità degli effetti che lo sfruttamento della zona avrebbe sulla fauna della regione, in particolare sulla popolazione di orsi polari. Le autorità statunitensi hanno assicurato che le trivelle non arriveranno oltre gli
(Clr/Caf)