Buenos Aires, 10 gen – “Con grande sorpresa ho letto la lettera che, dopo mesi di persecuzioni, il senatore Pallaro mi ha diretta e dico la verità, ne sono rimasta sorpresa. Mi domando perché, con tutti i giornalisti, bravissimi e famosi professionisti che gliene dicono di tutti i colori, se la prenda proprio con me, che sono una sconosciuta comunicatrice sociale, che scrive in periodici dalla limitata diffusione”. La giornalista Edda Cinarelli risponde al senatore Luigi Pallaro, col quale ha avuto nei giorni scorsi una aspra polemica. “A scanso di equivoci voglio mettere in chiaro due o tre cose: intanto nel mio articolo pubblicato su La Prima Voce di Mar del Plata ho scritto che la lista del senatore, l’AISA avrebbe vinto comunque perché era l’unica che aveva una struttura solida, consolidata da tempo. Inoltre non l’ho scritto allora, ma lo aggiungo adesso gli altri candidati, quelli che sarebbero stati in grado di competere con lui in uguaglianza di condizioni, erano morti da tempo. Direi quindi che il senatore, oltre ad aver lavorato tanto, ad essere stato bravo, ha avuto anche un pizzico di fortuna”. “Dopo aver chiarito quanto sopra – continua la Cinarelli – voglio aggiungere altre due mie convinzioni personali: 1) penso che la legge elettorale con l’esercizio del diritto di voto per posta non vada bene, perché non garantisce alcune caratteristiche del voto come: la segretezza, la personalità, la libertà; 2) gli uffici consolari hanno lavorato nel modo migliore possibile. Non posso fare in proposito nessuna osservazione. Nei periodi elettorali ci va molta gente, che ha dovuto fare delle code lunghissime, per questo ne usciva poi con il viso stravolto. Ora dopo aver ripetuto quanto sopra, mi chiedo a che cosa sia servita tanta insistenza. Ho espresso opinioni, dubbi. E’ divenuto un delitto farlo? Stanca della persecuzione di cui sono oggetto a partire dal 17 luglio 2007 chiedo che, avendo io semplicemente scritto delle idee, che potrebbero anche essere sbagliate, i colleghi della Fusie siano solidali con me e che mi aiutino a difendere la mia libertà di giornalista”.
(Sis)