Roma, 11 gen – Anche la pirateria libraria si adegua al digitale. Lo ha scoperto la Società italiana autori editori con una maxi-operazione denominata “Ex files”, grazie alla quale sono stati individuati nei computer di normali copisterie oltre 5.000 file contenenti testi integrali di opere universitarie per lo più appartenenti alle facoltà di medicina, economia, architettura e giurisprudenza. L’operazione, condotta in collaborazione con le forze dell’ordine, ha impegnato per una settimana i servizi antipirateria della Siae che hanno ispezionato oltre 200 esercizi commerciali sparsi in tutte le regioni italiane e scelti a campione tra i 9.000 censiti dalla società. Obiettivo dell’operazione: tutelare la proprietà intellettuale in campo editoriale. Alla vigilia della presentazione da parte del ministero per i Beni Culturali e dell’Accademia dei Lincei del sito della Biblioteca digitale italiana dunque, la pirateria digitale, dopo la musica e il cinema, colpisce anche l’editoria libraria. Le copisterie dove sono stati individuati i file mettevano a disposizione dei clienti il proprio archivio digitale, dopo aver riprodotto integralmente testi universitari precedentemente scannerizzati: oltre 2.000 i testi ritrovati già pronti per la consegna, per circa 3 milioni e mezzo di pagine fotocopiate con un danno di 1 milione di euro. Le copisterie operavano, insomma, a livello commerciale come vere e proprie librerie. Il servizio veniva offerto anche all’interno delle università, con avvisi in bacheca che proponevano la prenotazione e la vendita dei testi. Per averne una copia bastava ordinarli con il computer e i testi venivano stampati in pochi minuti. Procedure di questo tipo – spiega una nota della Siae – sono in contrasto con la legge n. 248/2000 che ha allineato la normativa italiana a quella in vigore da tempo in molti Paesi europei e che prevede la possibilità di fotocopiare le opere protette, ma solo per uso personale (lettura, studio ecc.) e nei limiti del 15% di ciascun volume.
(Cog)