Toronto, 14 gen – “Gli schiavi stavano meglio degli operai di oggi. Non è una provocazione , è una realtà storica”. Dario Fo, ai microfoni di Radio Uno Toronto è tornato a parlare del dramma delle morti sul lavoro. “Lo schiavo era più tutelato dell’operaio. Nel secondo secolo dopo Cristo, a un certo punto gli imprenditori del tempo si sono resi conto che gli schiavi costavano molto di più dei cosiddetti lavoratori liberi. Prima di tutto dovevano acquistare lo schiavo poi dovevano trattarlo bene per mantenerne il valore, perchè non morisse, e perchè loro non perdessero il capitale che avevano investito. Hanno fatto il conto che la manodopera salariata ma svincolata dalla schiavitù, costava meno. Si son detti, dovremo pagare qualcosa di più i salari ma queste persone si cureranno da sé si sfameranno da sé. Quando c’era la schiavitù, il padrone doveva prendersi a carico la famiglia della schiavo che doveva essere “tirata su” cioè messa nella condizione di vivere. Gli schiavi erano un capitale da far fruttare. Oggi gli operai non sono un capitale da far fruttare. Basti pensare che la Fiat ha licenziato venticinquemila operai in un colpo solo, un privilegio che l’imprenditore del II avanti Cristo non poteva permettersi. “Partecipare ai funerali delle vittima della ThyssenKrupp era un dovere civile. La solidarietà con questi operai, con le vittime e con i parenti, è un minimo gesto che Franca e io potevamo mettere in atto- ha dichiarato il drammaturgo e Premio Nobel a “Voltapagina” trasmissione settimanale di attualita’ e cultura , condotta in italiano e in inglese dalla direttrice dell’emittente, Irene Zerbini. “E poi e’ un fatto veramente grave per cui bisogna prendere parte ad azioni come queste. Un’impresa a capitale straniero, che dovrebbe rispettare anche rapporti con i lavoratori che non sono della loro nazione – – ha continuato il Nobel, riferendosi alla ThyssenKrupp- a un certo punto si scopre che i lavoratori sono lasciati a se stessi e che si cerca di minimizzare le responsabilità dell’impresa che ha responsabilità gravissime”.
(Sis)