Roma, 20 feb – “I venti mesi della quindicesima legislatura, per quanto travagliatissimi e sul filo di lana di una maggioranza risicata di due-tre voti al Senato spesso determinata dai senatori del centrosinistra eletti all’estero, non sono stati inutili, non sono stati sprecati, non sono stati senza significato per la rappresentanza parlamentare degli italiani nel mondo sia alla Camera che al Senato”. Nino Randazzo, il senatore eletto col il Pd-L’Ulivo nel 2006, parla a Rai International dei venti mesi della passata legislazione, la prima a prevedere una quota di parlamentari eletti all’estero. Randazzo considera la sua esperienza personale “generalmente positiva, anche se con le immancabili frustrazioni e le delusioni comuni a quasi tutti i parlamentari nello svolgimento del loro mandato. Mandato – aggiunge – reso doppiamente difficile per i quattro senatori del centrosinistra eletti all’estero, perché la loro presenza in aula è stata assolutamente, strettamente d’obbligo”. Randazzo riepiloga il lavoro da lui svolto in questi 20 mesi. “Per quanto mi riguarda, sono stato eletto segretario della XIV Commissione (Politiche dell’Unione Europea), sono membro della IX Commissione (Agricoltura e Politiche Agroalimentari), coordinatore del Gruppo Comunicazione e Informazione del Comitato del Senato per le Questioni degli Italiani all’Estero, membro del Gruppo d’amicizia parlamentare italo-australiano di cui è presidente .Marco Fedi. Quindi, un tempo tutt’altro che perso, un’esperienza tutt’altro che inutile o fallimentare. A cui purtroppo bisogna aggiungere che nell’istante in cui si era raggiunto un punto ottimale di conoscenza dei meccanismi istituzionali e di rapporto con i colleghi d’aula della propria parte, e in molti casi anche dell’opposizione, è venuta a cessare, per i motivi che ben si sanno, la vita della legislatura”.
(SEGUE)