Parigi, 22 feb – Sono infatti il 23,6% gli immigrati che hanno conseguito il diploma di laurea, mentre si attesta al 19,1% il dato dei laureati che rimangono in patria. Le aspirazioni dei migranti vengono però spesso frustrate, visto che sono molto numerosi coloro che si devono adattare a svolgere all’estero un lavoro di livello inferiore rispetto alla qualifica scolastica ottenuta. Una migrante più istruito rispetto al passato, con molte aspettative, ma che si trova a dover affrontare ancora diversi problemi, questo l’identikit di chi lascia l’Italia ai giorni nostri. Ciò è quanto emerge dallo studio dell’Ocse e dalle parole di alcuni italiani residenti all’estero, come Calogero Rubino, presidente dell’associazione “Collettività Italiana” di Grenoble, il quale afferma che “i motivi della partenza sono più o meno gli stessi, ovvero la necessità di cercare posti di lavoro che in patria languono. Il fatto che l’Europa ed in particolare l’Italia trascurino la ricerca è uno dei principali motivi che spingono ad emigrare”. Anche Nneka Stefania Achapu, presidente dell’Associazione Giovani Italiani nel Mondo con sede a Houston, ha affermato che “il problema del lavoro riveste ancora un ruolo importante, nonostante attualmente la decisione di migrare possa essere maggiormente vista come una scelta rispetto al passato”. Va infine notato che gli stessi migranti credono che l’Italia dovrebbe fare di più per dare la possibilità ai propri cittadini di scegliere se rimanere oppure partire e, secondo Achapu, “questo si può ottenere solo tramite un processo di crescita e rinnovamento che consenta di creare nuovi posti di lavoro”.