Roma, 5 mar – “Per quanto riguarda il voto all’estero, credo che la strada da percorrere sia obbligata: quella del voto per corrispondenza”. Lo ha detto Gian Luigi Ferretti, consigliere del Cgie e direttore del quotidiano “L’Italiano”, a margine dell’assemblea plenaria del Cgie alla Farnesina. “Come ha detto questa mattina Danieli ad apertura dell’incontro – ha spiegato Ferretti – l’80 per cento degli italiani all’estero vive fuori dalle grandi aree urbane, ed avrebbe grandi difficoltà a votare presso i consolati. Penso ad esempio al Sudamerica, dove ci sono problemi di fuso orario e di distanza”. “Naturalmente – ha proseguito – il voto per corrispondenza non può però garantire al 300 per cento la segretezza del voto: anche se fossero presi tutti gli accorgimenti possibili per assicurarsi che la scheda elettorale arrivi al destinatario, chi lo riceve ne può fare ciò che vuole”. Ferretti è comunque ottimista sull’efficienza di tale meccanismo di voto: “In molti paesi il voto per corrispondenza è praticato, e io non credo che gli italiani ne facciano cattivo uso. E’chiaro, la prima volta che lo abbiamo utilizzato, nel 2006, è stata poco felice, ma si trattava di una prima volta. Il voto per corrispondenza è una prassi che si stabilizzerà nel tempo e andrà migliorando”.
(Cat)