Bologna, 12 mar – Tra le possibili applicazioni future, l’utilizzo di queste macchine per trasportare singole molecole a destinazioni predeterminate, per esempio farmaci all’interno di un organismo. La sfida rimane quella di riuscire a far lavorare queste macchine molecolari insieme per poter fare quello che la natura fa da milioni di anni. Sono i motori molecolari prodotti dall’evoluzione che ci permettono di stare in piedi, di stirarci, di estrarre e trasportare nutrienti ed energia, di eliminare scorie, di rimarginare ferite. “Tuttavia – dice Zerbetto – tra i miliardi di motori che sono in azione dentro di noi, sappiamo imitarne solo alcuni e in modo grossolano. Quando impareremo a costruire ed utilizzare molecole che possono svolgere compiti simili a quelli che i motori molecolari biologici eseguono in natura saremo in grado di rivoluzionare, in modo gentile, ogni aspetto della chimica, della scienza dei materiali e soprattutto della nostra vita”. “Utilizzeremo il contributo del premio per fare assegni di ricerca per giovani ricercatori” afferma Zerbetto, che coordina un gruppo composto da una dozzina tra giovani assegnisti, borsisti e dottorandi. Allo studio premiato, oltre all’ateneo ed al Cnr di Bologna, hanno preso parte anche le università di Edimburgo (coordinamento), Amsterdam, Groningen e il Centro per l’energia atomica (Cea) di Parigi.
(Cog)