Roma, 13 mar – Gerrard e Ronaldinho, Cristiano Ronaldo e Drogba, Fabregas e Roberto Carlos. A Nyon la Roma si accinge a scoprire quali di questi campioni troverà sulla sua strada nel difficile percorso in Champions League. E la squadra di Spalletti, unica italiana rimasta in corsa, si guarda intorno cercando di scovare gli avversari più abbordabili tra le otto grandi d’Europa approdate ai quarti di Champions, ma l’impresa è tutt’altro che facile. Del resto, come recita un luogo comune abusato ma veritiero, se si vuole andare avanti nella massima competizione europea per club occorre essere in grado di affrontare ad armi pari qualsiasi avversaria. Anche se una semplice occhiata al palmares dei possibili avversari della Roma mostra subito come non tutte le “magnifiche otto” si equivalgano. I turchi del Fenerbahce e i tedeschi dello Schalke 04 sembrano in effetti avere una marcia in meno rispetto alle altre, almeno da un punto di vista strettamente tecnico. La determinazione e il fattore campo delle due outsider sono tuttavia elementi da non sottovalutare, unitamente alla proverbiale rocciosità tedesca degli uomini di Slomka e all’insolito estro brasiliano dei turchi di Zico. Fermo restando, inoltre, che incontrare avversari poco blasonati in Europa può sempre ingenerare un pericoloso effetto di eccessiva sicurezza. Se Fenerbahce e Schalke rappresentano delle incognite, tutte le altre squadre approdate ai quarti offrono invece sicuri pericoli. La novità di questa edizione della Champions è senz’altro l’exploit delle inglesi: quattro squadre della stessa nazione fra le prime otto: non era mai accaduto. Lo “spettro” del Liverpool fa ancora paura e riaccende brutti ricordi tra i tifosi giallorossi. Dalla finale del 1984 persa i rigori all’Olimpico alla beffa della Coppa Uefa 2001, il rapporto con i Reds è sempre stato ostico. E poi basta chiedere all’Inter di Roberto Mancini, travolta dall’ondata rossa sia all’andata che al ritorno, per constatare come la squadra di Rafa Benitez sia tutt’altro che abbordabile. Sul potenziale del Manchester United, invece, Spalletti e compagni non avranno bisogno di chiedere in giro: ci sono troppi ricordi recenti che bruciano ancora. I nomi di Cech, Drogba, Terry, Lampard, Ballack e Shevchenko dicono invece tutto quello che c’è da dire sul Chelsea. Quanto all’Arsenal, la giovane età dei ragazzi di Wenger costituisce il pregio e il limite dei “Gunners”: il vigore fisico, l’entusiasmo, l’esuberanza potrebbero trovare la loro controparte in una certa dose di inesperienza. Ma probabilmente a Milanello non la penseranno così dopo l’eliminazione. Il poker d’assi delle inglesi non deve tuttavia far passare in secondo piano l’incognita Barcellona. I blaugrana costituiscono da sempre un punto di riferimento del calcio europeo e malgrado i “fantastici quattro” (Ronaldinho, Henry, Eto’o e Messi) non abbiano sempre incantato quest’anno, il potenziale offensivo della squadra – pur priva dell’infortunato Messi – rimane stratosferico. Tante insidie, insomma, per la Roma. Ma dopo la vittoria al Bernabeu Totti e compagni devono preoccuparsi davvero così tanto? O saranno gli avversari designati dal sorteggio a dipingere una smorfia di disappunto sul volto quando realizzeranno che dovranno sfidare la squadra che ha fatto fuori il Real Madrid?