Roma, 8 nov – Ci sono pareggi che valgono come una vittoria. Non certo per i punti, ma di sicuro per il morale. E’ il caso della Roma, che nel match di Champions contro lo Sporting Lisbona sembra aver costruito la partita richiesta dai suoi detrattori. “Troppo leziosa”, “poco concreta”, “bella ma inconcludente”, dicevano i critici. Ed ecco allora che gli uomini di Spalletti si inventano una partita di sudore, sofferenza e fortuna. Un po’ come la sfida tra Totti e compagni e la Juventus, ma stavolta con i giallorossi nella vesti della squadra corsara che al novantesimo agguanta quel 2-2 che avvicina il passaggio del turno (una vittoria a Kiev, ora, darebbe già la qualificazione matematica). Fuor di paradosso, tuttavia, rimane il fatto che la partita di Lisbona abbia effettivamente lasciato qualche cosa da registrare, soprattutto in fase di copertura, per mister Spalletti. Lo stesso Vucinic, salito dalle stalle alle stelle nel giro di una settimana per via di tre gol decisivi realizzati in altrettante gare, appare ora ridimensionato dopo le ultime due partite. Non più l’oggetto misterioso di prima, certo, ma nemmeno il brillante vice-Totti capace di non far sentire la mancanza del capitano. Che invece si sente eccome. La botta rimediata proprio nel match di andata contro i portoghesi è risultata più grave del previsto. La mancanza di fratture aveva fatto credere che in pochi giorni il dolore al collo del piede sarebbe scomparso, ma così non è stato. Non si sa ancora, peraltro, se il numero 10 giallorosso sarà della partita domenica all’Olimpico o se rimanderà il rientro a dopo la sosta. Il Cagliari, in verità, con i suoi 9 punti in classifica non sembra poter impensierire troppo la Roma, anche se la prudenza non è mai troppa. (SEGUE)