Roma, 19 mar – Una
curiosa coincidenza vuole che il primo ciak di Fausto Bertinotti da attore
coincida con quello del primo della storia del cinema. Era il 19 marzo 1895
quando i fratelli Louis e Auguste Lumière filmarono i primi 55 secondi della
storia del cinema, l’uscita di un gruppo di operaie da una fabbrica. E questa
mattina il candidato premier della Sinistra Arcobaleno sale su di un vecchio
tram, a Roma, per recitare in un mini-film di tre minuti diretto da Wilma
Labate e ideato dall’agenzia curatrice della campagna elettorale,
diretta da Carlo Borriello. Bertinotti tra pochi giorni comparirà in un filmato
elettorale della Sinistra Arcobaleno, parlando da un vecchio tram, sessantenne
come la nostra Costituzione. Per dire che non è il tram dei desideri quello sul
quale viaggiano il giovane precario, il pensionato, l’immigrato sfruttato, la
donna penalizzata sul lavoro perché madre – con il loro carico di problemi e
sui quali aleggia una voce fuori campo che evoca gli articoli della Carta
costituzionale per esorcizzare quelle che sono solo alcune delle diverse
ingiustizie della nostra società. Come in un rimando alla scena de “Il Cielo
sopra Berlino” di Wenders nel quale l’angelo apre alla speranza i pensieri dei
viaggiatori della metropolitana. In viaggio da piazza Thorwaldsen a piazza
Risorgimento, un set viaggiante con sei attori e comparse. Uno spot elettorale,
certo, ma per il presidente della Camera pur sempre una parte “di parte” – per
citare lo slogan elettorale della SA – perché vi “recita” nel segno della
Costituzione. Il cortometraggio si chiude infatti con Bertinotti che sale sul
tram per invocare il rispetto del dettato costituzionale a difesa dei diritti
dei cittadini. In realtà un ritorno, questo di Bertinotti, ad una parte con un
crisma “costituzionale”. Il debutto attoriale-teatrale – data infatti poco più
di 5 mesi fa, al Valle di Roma. Una prova intensa, come convennero i presenti,
nella quale il presidente della Camera – nella pièce “E’ vietato digiunare in
spiaggia” diretta da Franco Però – aveva dato corpo e parole a Pietro
Calamandrei, per ripetere l’arringa del padre della Patria in difesa di Danilo
Dolci. Dopo quella serata al Teatro Valle, a chi gli chiedeva se sarebbe
tornato a recitare, Bertinotti aveva risposto: “Vista l’età e viste le temperie
del momento, non si sa mai”. E infatti la temperie c’è stata e ora la sua
scelta di parte si traduce in questa nuova “arringa” che chiude il
cortometraggio diretto dalla Labate, la regista romana con la quale, nel 2005,
Bertinotti firmò la sua autobiografia, “Il ragazzo con la maglietta a strisce”.
Nel discorso di Calamandrei recitato da Bertinotti si difendeva lo sciopero “al
rovescio” messo in atto nel 1956 nella Sicilia della disoccupazione dal
sociologo triestino. Invece che incrociare le braccia o protestare con ferocia
quello che venne definito il “nuovo Gandhi” convinse i manifestanti a sistemare
una vecchia strada, in ossequio all’articolo 4 della Costituzione: “
tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano
effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le
proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che
concorra al progresso materiale o spirituale della società”. Nel mini-film della
SA è il richiamo alla Carta costituzionale nel suo complesso che Bertinotti
afferma. E che, come ebbe a dire in occasione della cerimonia per il 60.mo
anniversario del documento, ci chiama a ritrovare al suo interno “i dati di
valore indispensabili per rispondere alle domande pressanti poste dai mutamenti
del nostro tempo e la forza per interpretarli nel segno del rispetto della
dignità della persona umana, del pieno riconoscimento dei diritti sociali e
della lotta contro ogni tipo di esclusione”.