Tunisi, 1 apr- Intervenendo nel dibattito sull’utilizzo della seconda lingua da parte dei giovani emigrati di seconda e terza generazione, proposto sulla “Gazzetta del Sud Africa” dall’onorevole Marco Zacchera, candidato del Pdl nella Circoscrizione estero, Silvia Finzi, candidata anch’essa ma nella lista del Partito Democratico al Senato per l’Africa, Asia Oceania e Antartide, spiega: “In Tunisia dove vivo – dice la Finzi -benché la vicinanza con l’Italia permetta più facilmente di mantenere i contatti linguistico-culturali, i giovani italiani nati in Tunisia parlano francese ed i più giovani l’arabo. Penso che la situazione sia simile in tutti i paesi d’emigrazione per le seconde, terze o quarte generazioni”. “Questo fenomeno esiste anche in Europa. Se si prende ad esempio la Francia, meta di molti emigrati italiani, l’italiano è quasi assente dai curricula degli scolari. Per poter scegliere in seconda o in terza lingua l’italiano – spiega la Finzi – occorre essere iscritti nei pochissimi licei dove l’italiano viene insegnato e la lontananza geografica induce la maggior parte a rinunciare alla loro scelta iniziale”. “Nei licei francesi ed arabi di Tunisi ci siamo battuti per inserire l’italiano come lingua terza e gli stessi insegnanti, inizialmente, scoraggiavano i migliori alunni indirizzandoli verso opzioni alternative. Eppure è questa la via da percorrere ossia che l’italiano sia inserito nel curriculum dello studente. Per poter fare questo tipo di scelta occorre che l’università abbia una laurea in lingua,civiltà e lettere italiane, un master ed un dottorato in italianistica laddove gli oriundi italiani possano senza escludersi o appartarsi dal tessuto sociale e culturale sud-africano creare un mondo dell’italianità in cui non solo oriundi o italiani si incontrino ma anche sudafricani non italofoni né italiani d’origine”.(SEGUE)