Trento, 7 apr – Il problema principale della storica cantina di Cremisan, dove si producono circa 500.000 bottiglie di vino all’anno, è dato dalle condizioni critiche nella quali versa e che impongono il restauro della stessa, l’adeguamento delle tecnologie ed il rafforzamento delle conoscenze enologiche. Attualmente, ad occuparsi della cantina è infatti un padre salesiano che, ormai anziano, non è più nelle condizioni di garantire la qualità del processo di vinificazione e che nessuno in loco è attualmente nelle condizioni di sostituirlo. A questi problemi si affianca quello, più grave, della costruzione del muro, che entro dicembre probabilmente taglierà praticamente fuori il convento e la cantina dalla comunità palestinese del vicino villaggio di Al Walaja, quindi sarà più difficile sia l’entrata dei lavoratori che dell’uva prodotta in territorio palestinese, anche se il Governo israeliano ha garantito la possibilità di avere un cancello e una serie di permessi di entrata per i lavoratori. I salesiani intendono però continuare a lavorare con la comunità palestinese, e anche nella prospettiva futura che la cantina venga a trovarsi in territorio israeliano, è già stata individuata un’altra comunità palestinese con la quale collaborare (anche se il coinvolgimento di questa comunità richiederebbe la conversione dei vitigni che attualmente producono uva da tavola). Attualmente è in corso di realizzazione il recupero di tutta la terra del convento, nella quale verrà realizzato un impianto di vigneto di dimensioni considerevoli. Gli utili della cantina andranno a coprire i costi di alcune realtà salesiane rivolte alla comunità palestinese (ad esempio il centro di formazione professionale di Betlemme) e reinvestiti in attività sociali ed educative.
(SEGUE)