Roma, 7 apr – “L’accusa, poi – continua – che nei diciotto mesi della più difficile legislatura dell’Italia repubblicana la rappresentanza parlamentare degli italiani all’estero, inclusi gli italiani d’Australia, sia stata invisibile, sia stata inutile, non abbia inciso, non abbia in sostanza fatto nulla, è palesemente e dimostrabilmente falsa, ed a mio avviso presenta due aspetti: uno personale ed uno generale. L’aspetto personale, e meno importante nel contesto in cui ci stiamo muovendo, è che ho l’orgogliosa consapevolezza di aver fatto in pieno, con dignità e diligenza, il mio fondamentale dovere di rappresentante degli italiani d’Australia. Ho il legittimo, duplice vanto che mi accompagnerà per il resto della vita, di essere stato determinante, insieme ad altri tre senatori eletti all’estero, per porre la parola fine al governo Berlusconi nel 2006 e per la nascita e la tenuta del governo Prodi, per tutti i diciotto mesi, e di aver compiuto un gesto di fedeltà ai miei elettori ed al mio mandato parlamentare quando ho respinto senza mezzi termini i più allettanti inviti di Berlusconi a tradire la maggioranza e passare all’opposizione”. “C’è ancora tutta una serie di iniziative legislative – continua – impostate dal gruppo dei parlamentari italiani eletti all’estero che è stato impossibile finalizzare in sedici mesi e che ora sono tecnicamente decadute, ma da ripescare, portare avanti e portare a termine nella nuova legislatura”. “Questa campagna elettorale italiana in Australia – scriva Randazzo – è stata, e rimane ancora per un altro paio di giorni, una faccenda terribilmente seria per gli italiani d’Italia e per gli italiani nel mondo, talmente seria da farci ricordare in primo luogo che l’Italia sta rischiando non due anni, non cinque anni, bensì dodici anni di regime berlusconiano, giacché il piano del Cavaliere è esatto, è ad orologeria: governare per i prossimi cinque anni e immediatamente dopo, nel 2013, scaduto il settennato del presidente Napolitano, andare ad occupare per i successivi sette anni la carica di presidente della Repubblica e presidente del Consiglio Superiore della Magistratura (lui che con la magistratura ha avuto per gran parte della sua vita un rapporto così intimo e costante): un record da annebbiare per la seconda volta in meno di un secolo l’immagine della democrazia italiana”. “Un appunto a parte – scrive – lo merita la presenza in questa parte del mondo di una lista dei fumosi socialisti ottocenteschi di Boselli con lo specchietto per le allodole di ‘candidati laburisti’. Presentarsi come laburisti australiani in una lista socialista italiana è un controsenso fuorviante, piuttosto illegittimo e poco onesto.
(SEGUE)