Roma, 11 apr – Il costo delle importazioni dei cereali per i paesi più poveri segnerà alla fine di quest’anno un aumento del 56% che si andrà a sommare a quello del 37% già registrato alla fine del 2007. E’ questa la previsione resa nota dalla Fao che rinnova l’allarme per i paesi africani a basso reddito con deficit alimentare. Negli ultimi due mesi – spiega il rapporto “Crop Prospects and Food Situation” – la crescita dei prezzi dei cereali è andata avanti senza soluzione di continuità, conseguenza della domanda sostenuta e dell’esaurimento delle scorte. Il prezzo del riso è quello che ha registrato l’aumento maggiore, a seguito dell’imposizione di nuove restrizioni all’esportazione da parte di alcuni tra i maggiori paesi esportatori. Alla fine di marzo i prezzi del grano e del riso erano circa il doppio dell’anno precedente, mentre quelli del mais erano aumentati di oltre un terzo. “I Paesi ricchi devono fare un passo indietro di almeno vent’anni per correggere politiche di sviluppo errate” ha detto presentando il rapporto Jacques Diouf, direttore generale della Fao. “Se il Nord del mondo – ha aggiunto – non cambierà modello di sviluppo la bolletta per i cereali nei paesi poveri continuerà a crescere e le rivolte popolari e sociali che in questo periodo colpiscono Egitto, Tunisia, Senegal, Burkina Faso, Camerun, Guinea, Haiti e tanti altri paesi poveri, dilagheranno”. La stessa Fao ha già lanciato l’Isfp, l’iniziativa sul rialzo dei prezzi alimentari, per offrire assistenza tecnica e politica ai paesi poveri colpiti dall’aumento dei prezzi delle derrate ed aiutare gli agricoltori più vulnerabili a incrementare la produzione a livello locale e, parallelamente, e pronta ad aiutare i governi ad approntare interventi e strategie per raggiungere un incremento di produzione. Le previsioni, però, continuano a essere incerte: