Roma, 14 apr – Per quanto riguarda i possibili errori e disfunzioni “si tratta di inconvenienti facilmente rimediabili”, sottolinea Pisanu: “Per esempio può succedere di sommare il numero delle schede bianche a quelle nulle ma sono comunque cifre provvisorie: i dati che contano sono quelli elaborati dalle commissioni centrali sottoposte alla magistratura”. Sottolinea tuttavia che nel 2006 chi parlò di brogli “per ignoranza o malafede, finì sotto inchiesta per decisione autonoma della magistratura”. Anche se definisce i dubbi di Berlusconi sulla regolarità del voto “legittimi, basati su congetture plausibili”. Ribadisce quindi la trasparenza delle operazioni al Viminale nelle elezioni del 2006: “Infatti il divario tra dati provvisori forniti da me e quelli definitivi risultò essere uno dei più bassi della storia elettorale”. E afferma che la sua visita a palazzo Grazioli a scrutinio in corso, che alimentò sospetti e polemiche, la rifarebbe, “perché il ministro dell’Interno ha sempre il dovere di tenere informato il presidente del Consiglio specialmente per quanto riguarda i momenti più delicati della vita democratica del Paese. Nelle polemiche c’era soltanto malafede”. Infine sottolinea che per il voto degli italiani all’estero “la segretezza non è tutelata adeguatamente per le modalità di invio e raccolta dei plichi elettorali. Tutta la normativa sull’estero è da rivedere scrupolosamente”.
(Grm)