Strasburgo, 24 apr – Coniugare economia
ed ecologia. E’ questo l’obiettivo del Parlamento europeo, che ha chiesto di
internalizzare i costi ambientali nei prodotti e servizi, senza però danneggiare
i meno abbienti. Approvando con 479 voti favorevoli, 53 contrari e 5 astensioni
la relazione di Anne Ferreira, l’assemblea ha sottolineato anzitutto che è
necessaria “un’azione energica” volta a limitare gli effetti del cambiamento
climatico e, in tale ambito, gli strumenti di mercato utilizzati ai fini della
politica ambientale sono uno dei mezzi “più efficaci” per raggiungere gli
obiettivi ambientali a un costo ragionevole, oltre a essere importanti ai fini
dell’applicazione del principio “chi inquina paga”. Per realizzare gli
obiettivi ecologici è peraltro necessario “disporre di strumenti tanto
incitativi quanto dissuasivi”. Occorre innalzare le tasse nel settore dei
trasporti e differenziarle in funzione delle emissioni di CO2, rivedere l’Eurobollo,
detassare il lavoro, consentire crediti fiscali o la riduzione dell’Iva per i
prodotti ecologici e adottare norme per tassare i rifiuti. Va anche rivisto il
sistema di scambio di emissioni. Per
il Parlamento, il principio “chi inquina paga” è uno dei pilastri della
politica ambientale Ue, poiché consente di includere nel prezzo di un prodotto
il costo dell’eliminazione dell’inquinamento e l’indennizzo dei danni causati
col processo produttivo. Ma “la prevenzione è meno costosa di qualsiasi
ripristino e indennizzo”. D’altronde, l’internalizzazione totale dei costi
ambientali “è un requisito indispensabile” per creare una concorrenza equa fra
le varie imprese, aumentare gli incentivi economici alla produzione e al
consumo più puliti e stimolare l’innovazione di tecnologie meno inquinanti. L’incapacità
a procedere in tal senso, invece, “equivale a sovvenzionare attività dannose
per l’ambiente”. Gli strumenti di mercato, pertanto, sono un metodo “adeguato
ed efficace per internalizzare gli effetti esterni” e dovrebbero “venire
utilizzati con maggiore frequenza, senza tuttavia sostituirsi agli strumenti
regolamentari, ma piuttosto integrandoli”. La strategia messa a punto dal
Parlamento del Strasburgo punta sulla fiscalità, la revisione del sistema
comunitario di scambio delle emissioni e la politica in materia di scambi
commerciali e tecnologica. Gli strumenti di mercato individuati comprendono i
permessi negoziabili ideati per ridurre l’inquinamento, le imposte ambientali
che incidono sui prezzi influenzando il comportamento di produttori e
consumatori, le tasse destinate a coprire i costi dei servizi ambientali e le
sovvenzioni intese a sostenere lo sviluppo di tecnologie più pulite. Le tasse
legate all’ambiente, secondo i deputati, dovrebbero essere considerate
soprattutto come “uno strumento per prevenire l’inquinamento pregiudizievole e
il degrado ambientale” e, così, accrescere il benessere della società a “costi
ragionevoli”. Tali tasse consentono inoltre di raggiungere gli obiettivi
ambientali. D’altra parte, il Parlamento osserva che in materia di fiscalità
ambientale, esistono forti disparità tra i diversi paesi dell’Ue (che oscillano
tra il 2 e 5% del Pil). Nel sottolineare che gli Stati membri dovrebbero
decidere da soli cosa sia opportuno per i propri sistemi fiscali, li invita
tuttavia a progredire in materia di fiscalità ambientale a livello europeo “per
impedire qualsiasi dumping fiscale”.
(Asc)