Roma, 24 apr – “I diplomatici italiani sono in generale mediamente bravi, ma tra questi ce ne sono alcuni bravissimi che lavorano in situazioni difficili di crisi”: Massimo D’Alema, in una intervista rilasciata a Class-Cbnc , traccia il bilancio dei suoi due anni trascorsi a capo del ministero degli Affari esteri ed elogia il lavoro svolto dalla diplomazia italiana all’estero. In particolare, spiega D’Alema, “i nostri sono ambasciatori di primissimo livello e questa è veramente una risorsa per il Paese. Hanno una visione chiara della realtà e che godono di assoluto prestigio”. Secondo D’Alema, l’Italia in questi due anni ha “riallacciato molti rapporti diplomatici, specie in Sud America e in Africa: era necessario tornare ad avere rapporti amichevoli con Paesi lontani, con interi continenti con i quali il rapporto si era appannato”. Per quanto riguarda il cambiamento del ruolo della diplomazia, “il diplomatico non è più come nel passato il portavoce del Governo e il tramite esclusivo del rapporto tra governi”. Oggi come oggi le relazioni tra Stati sono “molto più difficili senza una presenza in questi Paesi stranieri, senza la forza di una diplomazia che sia in grado di conoscere le realtà locali e di instaurare una rete di relazioni non solo politiche, ma anche economiche, intellettuali e dei mezzi di comunicazione”.