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ARCHEOLOGIA, L’ITALIA RISCRIVE LA STORIA DELL’ANTICO PERU’

it@withub.it by it@withub.it
30 Aprile 2008
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Milano, 30 apr – Una serie di eccezionali scoperte
archeologiche relative alle civiltà precolombiane sta caratterizzando una nuova
campagna di scavi avviata in questi mesi in Perù grazie al contributo
dell’Italia e al sostegno dell’Università di Milano. Ne danno notizia Emilia
Perassi e Antonio Aimi, i due docenti del Dipartimento di Scienze del Linguaggio
della Statale che guidano l’equipe di studiosi che da circa un anno affianca
Walter Alva, il più famoso archeologo peruviano, l’uomo che vent’anni fa scoprì
la spettacolare tomba del Señor de Sipán, il Tutankamon delle due Americhe.
L’elenco dei recenti ritrovamenti è impressionante ed è paragonabile alle più
importanti scoperte che hanno segnato la storia dell’archeologia nell’Egitto
dei Faraoni. Nella regione di Lambayeque, un’area costiera, pianeggiante e
semidesertica nel nord del Perù, gli straordinari reperti sono venuti alla luce
uno dopo l’altro nell’arco di pochi giorni. Nella necropoli di Sipán – Huaca
Rajada, non lontana dal Pacifico, sotto due grandi piramidi di mattoni solcate
dalle piogge del Niño è stata trovata la tomba di un re-sacerdote di 1600-1700
anni fa, ricca di monili e oggetti rituali in rame dorato, ceramiche, emblemi,
bellissimi ornamenti in forma di testa di giaguaro. Nella vicina località di
Ventarrón è invece riapparso un tempio con il più antico dipinto d’America (un
cervo in una rete, 2000 a.C.),
mentre a Collúd è emerso un secondo tempio, forse coevo, dove è stato scoperto
anche un bassorilievo con testa di felino e ‘becchi’ di ragno. La maggior parte
degli scavi è stata resa possibile dal progetto Prodesipán che l’Università di
Milano ha promosso con la
Caritas
del Perú e con il Museo Tumbas Reales de Sipán. Finanziato
con circa 2,5 milioni di euro provenienti dalla conversione del debito che il
Perù ha contratto con l’Italia, Prodesipán ha messo in moto anche un importante
programma sociale e culturale per sviluppare quest’area poverissima con un alto
tasso di denutrizione. Oltre a finanziare le attività archeologiche, il
progetto ha consentito di fornire la zona di acquedotto e fognature nonché di
istituire corsi di formazione per sviluppare un’economia basata sul turismo,
che anche in Perù è uno dei settori trainanti. Attraverso il Fondo Italoperuano
per la riconversione del debito (Fip), l’Italia sta inoltre realizzando il
nuovo Museo de Sitio, che ospiterà i reperti appena scoperti. I lavori di
questa prima fase si concluderanno in giugno con un convegno in cui saranno
ufficializzati i risultati della campagna di scavi. Questi straordinari
ritrovamenti aprono numerosi interrogativi sulle culture preispaniche, per
esempio sul significato simbolico del ragno, del cervo e di altre icone per il
momento misteriose. Ma già lasciano immaginare un Perù antico del tutto diverso
da quello fin qui ipotizzato. Antonio Aimi, noto per aver curato alcune grandi
mostre di arte precolombiana tra cui quella di Palazzo Strozzi a Firenze nel
2003, già suppone che molte pagine di storia debbano essere riscritte. “Era
logico aspettarsi simili risultati”, dice di ritorno da Lambayeque, “La zona è
costellata da grandi Huacas di mattoni e non era difficile ipotizzare che sotto
vi fossero sia preziosi reperti archeologici sia autentici tesori d’oro e
d’argento. Del resto nella regione ci sono alcune delle maggiori miniere d’oro
del paese e la pianura è la più vasta tra tutte le aree costiere”. Anche
l’economia e la geografia, insomma, aiutano a capire che l’area doveva essere
uno dei centri chiave della storia peruviana, infinitamente più importante
della pur celeberrima Machu Picchu. “Sembra paradossale”, dichiara la
professoressa Perassi, “ma l’esperienza del Perù antico che stiamo facendo a
Sipán non impedisce affatto di entrare in contatto col Perù moderno. Anzi, ci
stimola a continuare lo studio degli effetti che quest’immenso patrimonio
archeologico sta producendo oggi nelle dinamiche socioculturali di quest’area
del mondo”.

(Sab)

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