Roma, 7 mag – Italia batte resto d’Europa 65 a 40. Sono i
numeri delle imprese ogni 1.000 abitanti che si traducono, in termini assoluti,
in oltre 3,8 milioni di imprese dell’industria e dei servizi presenti sul
territorio nazionale: uno dei valori più elevati in Europa. Tutte le regioni
italiane si caratterizzano per valori superiori alla media europea. Nel
Nord-est si osserva il valore più alto, oltre 70 imprese per 1.000 abitanti,
stabile rispetto al 2001. Nel Mezzogiorno il rapporto è strutturalmente più
basso (circa 52 imprese ogni 1.000 abitanti), ma con valore dell’indicatore di
crescita (circa 2 imprese in più rispetto al 2001). Sono alcuni dei dati che
emergono dalla prima edizione del volume dell’Istat “100 statistiche per il
Paese. Indicatori per conoscere e valutare”, una pubblicazione che offre un
quadro d’insieme dei diversi aspetti economici, sociali, demografici e
ambientali del nostro Paese, della sua collocazione nel contesto europeo e
delle differenze regionali che lo caratterizzano. Nel
circa 40 imprese dell’industria e dei servizi privati ogni 1.000 abitanti,
circa 4 imprese in più rispetto al 2001. L’Italia mostra variazioni contenute
tra i due anni e, insieme agli altri Paesi dell’area mediterranea, alla Svezia,
all’Ungheria, al Lussemburgo e alla Slovenia, presenta valori superiori alla
media europea, a testimonianza del fatto che in queste economie sono
relativamente più diffuse le iniziative private con forme organizzative di tipo
individuale. Il Paese con la più alta densità di attività produttive private è
con 86 imprese ogni 1.000 abitanti (73 nel 2001), mentre
conta solo 8 imprese ogni 1.000 abitanti. In paesi più avanzati come
la minore densità di iniziative private è segno di una prevalenza di forme
organizzative di tipo societario. Non si può inoltre non sottolineare il
prevalere delle piccole imprese: la dimensione media delle imprese italiane
(circa 4 addetti) è superiore nel 2005 soltanto a quella di Portogallo e
Grecia. Secondo molti esperti, una ridotta dimensione media d’impresa può costituire
un freno all’intera competitività dell’intero sistema produttivo. Secondo
altri, invece, i vincoli dimensionali costituiscono un ostacolo solo se uniti
ad altri fattori di contesto, quali i freni alla concorrenza oppure la
debolezza delle reti infrastrutturali. L’Italia, nonostante mantenga una media
bassa di addetti, è in controtendenza rispetto al resto d’Europa: mentre tra il
2001 e il 2005 molti paesi dell’est, come anche Francia e Svezia, registrano
cali notevoli delle dimensioni medie, in Italia, come in Spagna e in Bulgaria,
si registra invece un aumento. Infine, l’Istat rileva l’altissimo tasso
d’imprenditorialità (vale a dire il rapporto tra numero di lavoratori
indipendenti e totale dei lavoratori delle imprese): nel 2005 tocca in Italia
il 33%, un dato ben superiore al 13% della media europea.
(Caf)