Milano, 21 mag – Nuovi imprenditori italiani crescono (+5%),
anche se meno che nel resto d’Europa (+ 5,9%) a causa della difficoltà nel reperire
fondi e del pessimismo nei confronti del futuro. E’ quanto emerge dal rapporto
di EntER Bocconi, il Centro di ricerca su imprenditorialità e imprenditori dell’Università
Bocconi. Lo studio, realizzato con il contributo di Ernst & Young e
Atradius Credit Insurance, rappresenta la sezione riguardante il nostro Paese
del più ampio rapporto Gem 2008 (Global Entrepreneurship Monitor), realizzato per
analizzare l’evoluzione dell’imprenditorialità in 42 paesi. Dallo studio si
evince che, rispetto al 2006, gli adulti italiani che hanno avviato un’attività
imprenditoriale nel 2007 sono passati dal 3,5% al 5%. Un dato che permette all’Italia
di superare il dato francese (3,2%), di avvicinarsi ai valori del Regno Unito
(5,5%) ma che rimane al di sotto della media europea (5,9%). Decisamente
lontani i dati di paesi come gli Usa (9,6%) e
imprese si concentrano per due terzi nel settore dei servizi, a basso contenuto
tecnologico: il 37,5% nei servizi di consumo (come negozi, ristorazione e assicurazioni)
e il 31,3% nei servizi d’impresa (come analisi dati, telemarketing e
traduzioni). L’imprenditore tipo, nel nostro Paese, è maschio, di età compresa
tra i 25 ed i 34 anni. Il 36% è laureato, un tasso superiore a paesi come
Le imprenditrici donne sono 5 per ogni 10 uomini, dato in linea con altri paesi
europei. Situazione diversa per quanto riguarda le imprese ben avviate, dove si
registra uno dei rapporti più bassi del mondo:
chiuso la propria attività nel 2007, un livello tra i più bassi in Europa, ma
nonostante il quale persiste una sfiducia diffusa nei confronti del futuro. Il
23% degli intervistati (picco tra i paesi ad alto reddito) cita come motivo di
difficoltà e preoccupazione la difficoltà nel reperire fondi. A questo
proposito, un’altra sezione del rapporto colloca l’Italia tra gli ultimi paesi
europei riguardo alla facilità di reperire fondi (21esima su 22), alle
infrastrutture disponibili (21esima), alla pressione tributaria e alla
burocrazia (19esima) e alla percezione delle opportunità presenti per avviare
un’attività imprenditoriale (21esima). “In Italia – spiega Alexandra Dawson,
Research Associate di EntER – diventare imprenditore è considerato una buona
scelta di carriera, rispetto agli altri paesi. Però la paura del fallimento è particolarmente
elevata e vi è poco ottimismo rispetto alle aspettative di buone opportunità
nei prossimi sei mesi”.
(Asc)