Roma, 27 mag – Si tratta quindi – fanno notare i due parlamentari – di un beneficio circoscritto ad una limitata platea di aventi diritto i quali devono essere titolari di pensioni e di redditi bassi ed interessa in particolare i pensionati italiani residenti in America Latina che vivono in uno stato di estremo disagio. Da questa già limitata platea di beneficiari, l’INPS ha deciso, secondo gli interroganti “senza una fondata e plausibile motivazione”, di escludere i residenti all’estero titolari di una pensione italiana detassata alla fonte (e quindi dall’Inps stesso in qualità di sostituto di imposta) in seguito all’applicazione di convenzioni contro le doppie imposizioni fiscali. Bucchino e Fedi ritengono che “l’esclusione di migliaia di nostri connazionali residenti all’estero dalla attribuzione di un modesto beneficio previdenziale, che viene invece concesso a tutti i titolari di pensione residenti in Italia e a quelli residenti all’estero ai quali non viene applicata la detassazione della pensione italiana alla fonte, rappresenti una manifesta ingiustizia che non trova alcuna giustificazione o fondamento tecnico-giuridici, atteso che la legge istitutiva dell’importo aggiuntivo non prevede alcuna specifica esclusione soggettiva né cause ostative di tipo fiscale ma solo il soddisfacimento di specifici requisiti reddituali”. Pertanto “chiedono al ministro del Lavoro di verificare i motivi dell’esclusione dei residenti all’estero e di impartire istruzioni all’Inps affinché l’istituto previdenziale eroghi la prestazione in oggetto anche ai soggetti finora esclusi con l’eventuale concessione degli arretrati”.
(Sis)