Roma, 9 giu – Il legame atavico tra il nostro Paese e l’elemento acquatico s’identifica non solo per la posizione geografica ma anche per il culto storico che da sempre collega l’acqua all’immenso patrimonio artistico italiano, da cui sono derivate diverse scelte: quella della captazione, del principio termale, del trasporto e della distribuzione dell’acqua come punto qualificante delle varie epoche storiche e come opzione di disegno di agglomerati urbani e pianificazione territoriale. Con l’ausilio delle splendide immagini riguardanti la struttura e l’organizzazione del Padiglione Italiano, il sottosegretario Scotti ha potuto descrivere la vasta area espositiva di cui sarà protagonista il nostro Paese all’Expo di Saragozza disposto su un parco metropolitano di 150 ettari. La zona italiana si chiama “Ebro”, al secondo e ultimo livello di un edificio chiamato “Ebro1”, collocato all’apice dell’Esposizione visibile da tutti i settori dell’Expo. Il Padiglione ha una forma ovale e un’estensione di circa 1400 metri quadrati, su due piani alti 8 metri ciascuno, progettati dallo studio dell’architetto Michele De Lucchi. La posizione privilegiata di cui dispone il nostro Padiglione offre ai visitatori un doppio ingresso: quello posto presso la Torre dell’Acqua, il più alto edificio dell’Expo (73 metri su una pianta a forma di goccia) e quella del Ponte-Padiglione disegnato dall’architetto Zaha Hadid, punto d’ingresso per i visitatori che giungono dalla città a piedi. Nel percorso espositivo ubicato al primo livello è possibile ammirare diverse sezioni: dai filmati e modelli plastici relativi alle opere ingegneristiche, architettoniche, agricole e tecnologiche più avanzate dell’industria idrica nostrana alla cosiddetta “Holo Set”, l’avanzata tecnologia in grado di materializzare a distanza l’immagine tridimensionale di persone e cose. (SEGUE)