Roma, 26 giu – A gonfiare i prezzi degli alimenti sono anche
il racket, il pizzo e gli altri fenomeni malavitosi che sviluppano a danno
delle campagne italiane un giro di affari di 7,5 miliardi di euro, secondo il
rapporto della direzione nazionale antimafia (Dna). E’ quanto afferma
riferimento all’indagine eseguita dai carabinieri di Palermo con 12 ordini di
custodia cautelare in carcere nei confronti di presunti affiliati a Cosa
nostra, accusati di associazione mafiosa che oltre a dirigere il racket e ad
incassare il “pizzo” da decine di imprenditori e commercianti, fissavano ed
imponevano i prezzi di vendita di carni e alimenti. Coldiretti denuncia che
nelle campagne si assiste al moltiplicarsi di furti di attrezzature e mezzi
agricoli, racket, abigeato, estorsioni, del cosiddetto pizzo anche sotto forma
di imposizione di manodopera o di servizi di trasporto o di guardiania alle
aziende agricole, danneggiamento delle colture, aggressioni, usura,
macellazioni clandestine, truffe nei confronti dell’Unione europea e
caporalato. Tra i fenomeni preoccupano – continua
intromissioni nel sistema di distribuzione e trasporto dei prodotti alimentari,
carne e ortofrutticoli sopratutto, che danneggiano gli operatori sotto il
profilo del corrispettivo pagato agli imprenditori agricoli e aumentano in modo
anomalo i prezzi al consumo. Si registra anche – continua
dell’abigeato con il furto di circa 100mila animali da allevamento all’anno,
quello dell’usura aggravato, gli atti di vandalismo collegati ad estorsioni,
mentre ha raggiunto dimensioni allarmanti anche la sottrazione di trattori e
delle altre attrezzature agricole spesso con la formula del “cavallo di ritorno”
che prevede di dover pagare per farsi restituire il mezzo.