Roma, 7 lug – ”È un passo importante. Adesso dobbiamo risolvere il problema fino in fondo. La legge italiana va riformata in modo che nessun figlio di italiani all’estero venga più costretto dallo Stato italiano a cambiare il suo cognome. Evidentemente anche i funzionari del Viminale ritengono indispensabile una riforma ”. Laura Garavini, deputata del PD, che ha sollecitato insieme agli altri deputati PD dall’estero il Governo con una interrogazione sul problema del cambio dei cognomi imposto d’ufficio ai figli di italiani all’estero, commenta positivamente l’apertura da parte della Direzione per i Servizi Demografici del Viminale. “È un risultato concreto raggiunto grazie anche all’impegno di tanti italiani nel mondo, soprattutto donne, che negli ultimi anni hanno protestato contro una legislazione italiana non più al passo con i tempi”. In attesa che il Governo risponda al quesito della Garavini e degli altri deputati PD dall’estero, la Direzione stabilisce in una circolare emanata qualche giorno fa che “i cognomi di soggetti con cittadinanza italiana e di altro Paese Ue non potranno essere modificati senza il loro consenso”. La Direzione motiva tale posizione soprattutto con una sentenza della Corte di Giustizia UE che ha deciso già nel 2003 che ogni cittadino comunitario ha il diritto “di conservare il cognome acquisito al momento della nascita”. “È proprio ciò che le donne e le famiglie italiane all’estero sostengono da anni”, sottolinea la Garavini. Secondo la Direzione per i Servizi Demografici si arriverà alla medesima conclusione, vale a dire che ognuno ha il diritto di conservare il cognome scelto dopo la nascita, anche per gli italiani all’estero che vivono in paesi sudamericani, dove si rispetta la tradizione spagnola del doppio cognome.
(SEGUE)