Roma, 16 lug – E’ un’opera che nasce “dal desiderio di raccontare l’emigrazione da un altro punto di vista, attraverso i “segni” che questa esperienza incide nel vissuto di chi parte. Ecco perché la scelta di ascoltare, oltre agli studiosi, alle istituzioni, ai documenti storici, alle musiche e ai filmati, i protagonisti dell’emigrazione, i testimoni diretti, per raccontare “dal basso” tutto il coraggio, la forza proattiva che c’è dietro, dentro, ogni storia, al di là degli esiti. Un valore aggiunto che completa la lettura che solitamente si dà di questo fenomeno, una ri-costruzione che la sollevasse dalla patina malinconica e talvolta retorica, che ne mettesse in luce i semi di vitalità, di conquista e consapevolezza di sé”. Questa la motivazione di Tiziana Grassi, autrice, insieme a Catia Monacelli, della prima opera multimediale “I segni dell’emigrazione” che verrà presentata il prossimo 10 settembre al Circolo degli Affari Esteri. Un’opera, edita da “Il Grappolo”, che si contraddistingue per l’impostazione e per la “prospettiva diversa che intercetta e riassume i maggiori nodi problematici, archetipici, legati al migrare, ieri ed oggi. Un aspetto, questo del parallelo tra le costanti temporali, psico-sociali e fenomenologiche che contraddistinguono il fenomeno migratorio – continua Tiziana Grassi – a cui ho voluto dedicare un ampio e necessario approfondimento”.
Un progetto cui hanno creduto il Ministero degli Affari Esteri e l’Università di Roma La Sapienza che hanno concesso il proprio patrocinio, e che oltre a contenere le testimonianze dei “pionieri” dell’emigrazione, si arricchisce anche di contributi dei giovani oriundi. Ma cosa accomuna, nel rapporto con l’Italia, la loro storia, decisamente differente?
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