Roma, 16 lug – “Questa domanda va a toccare uno snodo importante, una delle ulteriori ‘letture’ che questo lavoro ha voluto affrontare, mi riferisco alla dimensione dei legami – spiega Tiziana Grassi – di quei legami che sono alla base del rapporto profondo di un essere umano con i luoghi, di origine e di arrivo. Implica il senso di appartenenza, di sradicamento e spaesamento, lo stress psichico alla base di ogni storia di emigrazione, il bisogno di rassicurazione contro la necessità di andare, il conflitto identitario-culturale, tanti discorsi sospesi che scorrono. E’ un aspetto complesso, a cui tutti coloro che vogliono occuparsi di emigrazione o migrazione tout court, dovrebbero dedicare una riflessione… è un discorso che ‘riguarda’ tutti noi, tanto più chi è emigrato, e che coinvolge la sua storia, persino a distanza di decenni, attraverso la famiglia, le generazioni. Gli studiosi di emigrazione, per la storia delle famiglie di emigranti, parlano di ‘transgenerazionalità’ familiare a proposito delle tematiche psicologiche, le quali passerebbero, come in eredità, da una generazione alla successiva, in attesa di essere elaborate e risolte. Alcune migrazioni familiari hanno la capacità di trasmettersi come un’eco, segnando in modo indelebile il percorso delle vite individuali e, prima o poi, c’è qualcuno che paga il prezzo del distacco iniziale. Nel mio lavoro ho conosciuto tanti oriundi, che tornano in Italia a volte come terza o quarta generazione, con brandelli di memoria collettiva, senza più conoscenza della lingua, già persa alla seconda generazione, a cercare radici, a innamorarsi di un italiano, a studiare l’arte italiana, a tentare di riacchiappare qualcosa di perduto e al tempo stesso percepito come indispensabile per andare avanti nella loro vita. Ecco perché ho voluto ascoltare sia i pioneri che gli oriundi, i loro discorsi sospesi… i tasselli di cui vanno ancora oggi alla ricerca, le cosiddette radici, perché sia quelli dei nonni che dei nipoti sono ugualmente tasselli di una Storia, ancora oggi viva e pulsante (e sono passati oltre 100 anni dalle prime partenze!), tasselli di un inconscio collettivo, che ci aiutano ad entrare ‘dentro’ l’emigrazione, a percepirne tutte le pieghe, l’espresso e l’inespresso”.
(SEGUE) (Dpo)