Roma, 20 lug – Un “Secondo tempo” all’insegna di un rock energico, condiviso e sempre più veicolo di messaggi. Questo è stato il concerto di Ligabue che venerdì sera allo stadio Olimpico di Roma ha portato il suo nuovo spettacolo dal vivo, ideale seguito di quello dello scorso autunno nato per celebrare l’uscita della sua prima raccolta di successi. L’album “Secondo tempo”, e anche il concerto, riprendono il discorso esattamente da dove si era interrotto, riuscendo a dare un senso tangibile di continuità in questa massiccia e riuscita operazione celebrativa della ventennale carriera del rocker di Correggio. Se il tour autunnale, che aveva come location i palazzetti dello sport di Milano e Roma, si caratterizzava per un taglio piuttosto autoreferenziale, non certo sgradito ai fan, negli spazi ampi degli stadi Ligabue sceglie di allargare l’orizzonte insistendo con più forza sui temi a lui più cari: a sancire l’inizio del concerto sono quindi delle grandi pale eoliche, rappresentazione concreta di quell’impegno ambientalista che ha portato lo stesso rocker a sposare il progetto “Impatto zero” di Lifegate, con la creazione di una foresta di 218 mila mq in Costa Rica per compensare le emissioni di Co2 prodotte dallo spettacolo. Le luci si spengono, le pale eoliche si muovono, il pubblico si scalda, sul maxischermo compare un messaggio di auguri a Nelson Mandela che quel giorno, il 18 luglio, compiva 90 anni, e Ligabue compare sul palco sulle note di una delle sue hit più amate, “Certe notti”, cantata a squarciagola da un Olimpico che non mostrava spazi vuoti né sulle tribune né sul prato. Poche parole, conversazioni ridotte al minimo, il ritmo del concerto è serrato: c’è però il tempo per salutare Francesco Guccini, co-autore di “Ho ancora la forza”, uno degli inediti contenuti in “Secondo tempo”, una ballata acustica che rivela fin dai primi accordi e dalle prime parole l’indistinguibile firma dei suo creatori. Ligabue gioca con le sue canzoni, alterna grandi successi recenti come “Questa è la mia vita” o “Le donne lo sanno” con classici lontani come “Libera nos a malo” o ancora come “Non è tempo per noi”, proposta in versione più intima davanti agli articoli della Costituzione italiana che scorrono sul grande schermo. La folla risponde con entusiasmo a ogni trovata sonora e anche visuale del rocker che, forse toccato da tanto calore, indulge un po’ troppo nel blandire il pubblico (“Vi meritate tutto, vi meritate tutto!”). Di spazio per la conversazione, comunque, ce n’è poco, e il finale dello show entusiasma i presenti: in “Piccola stella senza cielo” spiccano di nuovo le straordinarie e vertiginose evoluzioni a mezz’aria dell’acrobata Elisa Lamberti mentre “Happy hour” e “Urlando contro il cielo” fanno ballare e gridare anche il pubblico, usualmente più posato, della tribuna centrale. Bis d’obbligo con “Tra palco e realtà”, “Balliamo sul mondo” e medesimo gran finale del tour autunnale con “Buonanotte all’Italia” che Ligabue quasi sussurra per non disturbare le foto simbolo della storia recente di questo Paese che appaiono sul maxischermo. Un Paese che, dice lo stesso rocker durante i saluti, “non è certo come lo vorremmo, ma che sarebbe anche peggiore se noi dovessimo smettere di sognarlo migliore di com’è”. Dopo due ore di concerto qualcuno nel pubblico ci mette un po’ a destrutturare e metabolizzare il messaggio, qualcun altro si commuove e qualcuno esce dallo stadio con la faccia di chi si sente un po’ migliore o un po’ meno solo. Tutti, comunque, hanno negli occhi la convinzione di aver partecipato a un grande concerto rock. Un concerto rock italiano.
(Mca)